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Imprimi non potest

Le magistrature italiche colpiscono ancora! Non contente di tenere in assedio inquisitorio l’esecutivo e di vanificare a colpi di sentenze ogni provvedimento governativo si dedicano ora alla censura di libri, indice peraltro di una senilità ideologica che non comprende l’inutilità del bruciare carta nell’epoca degli ebooks, dei blog e della pirateria cibernetica a portata di adolescente. E’ stata infatti ordinata una multa a molti zeri per gli autori del libro “Falce e carrello”, che denuncia tutte le sozzure delle Coop rosse, e il ritiro dalle librerie del saggio, del quale a quanto pare è stata proibita anche la ristampa. In tempi di pubblica impudicizia e di libera calunnia, dove chiunque in tv può dare del ladro o del mafioso al Presidente del Consiglio senza pagarne lo scotto, fa specie constatare che le toghe nostrane non si danno neanche la pena di nascondere la propria malizia, siamo andati persino oltre l’ipocrisia, perchè ipocrita è chi dissimula i propri veri fini sotto ragioni pretestuose, mentre qui ragioni e fini coincidono e sono chiarissimi a tutti. Per quanto ancora Palamara e la sua casta impellicciata credono di poterla dare a bere all’intera popolazione sostenendo l’estraneità della magistrura dal normale conflitto politico? Il fatto che alcuni ancora ci credano è il segno che forse non ci meritiamo la democrazia.

AGGIORNAMENTO: Il libro “Falce e carrello” di Bernardo Caprotti si può leggere gratuitamente su internet all’indirizzo: http://www.scribd.com/doc/65517627/Bernardo-Caprotti-Falce-e-Carrello , oppure si può acquistare sempre su internet all’indirizzo: http://www.ibs.it/code/9788831793728/caprotti-bernardo/falce-carrello-mani.html . Fate in fretta prima che lo facciano sparire!

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2011 in Attualità, Diritto, Politica

 

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Lo stilitismo della magistratura

Nelle future cronache dei nostri tempi il discorso di Marina Berlusconi su Panorama dovrebbe tenere il posto della voce trasalente dal sangue dei vinti, come quella del sangue di Abele che chiama Dio a rendergli giustizia. La verità processuale è una ricostruzione probabilistica dei fatti, ovvero una finzione retorica, e qualora sia inficiata da fondati sospetti di vizio pregiudiziale o persecutorio diventa epitome di un sovvertimento dell’ordine civile, in altre parole i mascalzoni assurgono allo scranno dei giudici e gli uomini perbene siedono al banco degli imputati…con prevedibile risultato! Il caso Berlusconi non sarebbe nè il primo nè l’ultimo in cui la negligenza o la malizia della nostra casta togata ha reso colpevole l’innocente e innocente il colpevole, magari con la meschina complicità del potere inutile ma persuasivo di qualche redattore di testata. Manzoni ha insegnato a diffidare dai giudici e dai verdetti dati in tempo di isterie collettive, l’Italia è già un invisibile colonnato infame che solo un omertoso reset di memoria storica può vanamente tentare di cancellare. Ancora oggi si celebrano con fanatico sdegno e commozione i processi di Giordano Bruno e di Galileo al solo scopo di infangare la Santa Chiesa ma intanto non si compie lo stesso rito secolare, ad esempio, per i processi di Tortora o di Muccioli, col pretesto che la responsabilità di quegli iniqui giudizi ricade formalmente sullo Stato, che è inimputabile, invece che sui singoli colpevoli morali, a comprova dello status di privilegio e di impunità che compete ai magistrati nostrani.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 14/07/11)

 
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Pubblicato da su 14 luglio 2011 in Attualità, Diritto, Politica

 

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