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Il Sacco di Roma

Ogni invasione di Roma segna l’ingresso della civiltà in un tempo apocalittico, così è accaduto col Sacco di Alarico, con Porta Pia, con la Marcia fascista e così accadrà -forse- anche con l’orda degli indignados. Gli antichi conoscevano l’inviolabilità sacrale dell’Urbe e per questo ricordavano come intervento pressochè divino lo starnazzamento delle oche del Campidoglio, sacre a Giunone, che salvarono la capitale dall’invasione dei Galli. Oggi l’eclissi del sacro ci spinge a ripiegarci sui numeri impietosi della devastazione, la conta dei danni è oggi l’unica numerologia che interessa alla penna monumentale degli storici, surrogata in prima battuta da quella effimera dei giornalisti. Gli ideali degli uomini sorgono e tramontano, la violenza di Caino invece è imperitura, per questo l’unica analogia di questo infausto 15 ottobre con gli episodi degli anni ’70 sono le vetrine infrante, i poliziotti feriti e le statue della Vergine profanate. Il tramonto delle ideologie ha infatti comportato la spoliazione del peccato dal suo travestimento angelico, oggi il Nemico può già iniziare a presentarsi col suo vero volto senza più bisogno di rifarsi a scusanti ragionevoli o a filiazioni partitiche e -cosa ancor più grave- senza più timore di trovare ostacoli od oppositori consistenti davanti a sè; anche i buoni pretesti della manifestazione sono stati smessi a pochi minuti dal suo inizio, cosicchè abbiam potuto vedere uno scorcio di Inferno già su questa terra. Ciò che però si richiede a uno Stato, secondo il patto hobbesiano, è che eserciti pienamente la sua forza per conservare la vita dei suoi cittadini, nella quale sono compresi anche i loro beni, in caso contrario il patto è ipso facto decaduto e lo Stato cessa di essere legittimo. Ora, se è vero, come dicono, che è stato ordinato agli agenti di non reagire ma soltanto di resistere all’orda dei manifestanti, al fine di evitare “il morto”, ci viene da chiederci: a che scopo lo Stato continua ad esistere?

 
 

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Signoria e servitù politica

“Quando non si fondano sulla lealtà verso una persona, i partiti politici sono congiure di brame oscene” (Nicolas Gomez Davila). Quanto aveva ragione l’Hidalgo colombiano! Prima con Fini e ora con Scajola abbiamo visto che ciò che muove le fluttuazioni di voti, di presenze e di correnti in parlamento è solo la fame di un potere che le iene della savana politica vanno a spiluccare dalle carcasse che il Cav. leonino ha prima procacciato e poi lasciato sulla sua strada. Berlusconi come tutti i grandi condottieri è circondato da cortigiani, da mercenari e da avventurieri sempre pronti a nutrirsi delle sue briciole, ma ciò che costituisce l’anomalia berlusconiana rispetto ai suoi avversari e anche ai suoi analoghi stranieri è la capacità innata di comporre attorno a sè schiere di accoliti che per sincera fedeltà sarebbero pronti a seguirlo anche in una nuova Termopili, posseduti non dal denaro o dal potere ma dalla sola convinzione dell’invincibilità del loro duce. Sbagliano e mentono quindi gli sgarzoncelli di sinistra quando accusano di servilismo politici come Bondi o giornalisti come Fede e Ferrara, in costoro traspare palesemente la nobile passione per un’idea intravista in un volto, non l’interesse di un tornaconto. Servili sono piuttosto coloro che servono solo fintantochè la sazietà tiene a bada la loro superbia, quando quest’ultima per qualche motivo esonda dagli argini sovvengono la congiura, la sedizione silente, il tradimento. Anche le coalizioni politiche sono costruzioni spirituali, laddove manca questo surplus di unione mistica, che presuppone sempre un rapporto bipolare fra un Signore e un Servo, vi sono solo aggregati casuali di cellule impazzite che il primo vento disperderà.

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2011 in Attualità, Filosofia, Politica

 

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Al di là di ogni ragionevole pettegolezzo

Wikipedia si autosospende e grida alla censura. L’oscuramento degli snodi informatici è l’ultima frontiera della protesta sindacale, il neoilluminismo cibernetico illude gli ingenui di poter strappare il velo di Maya della conoscenza accademica e dell’informazione giornalistica appaltando alla spontanea ignoranza di cavalieri erranti della rete la missione donchisciottesca di abbattere i mulini a vento della propaganda e della menzogna di Stato, ma di fatto gli sostituisce solo una propaganda e una menzogna di paese. Cose che un tempo il limite tecnologico relegava a chiacchere e volgarità da osteria oggi son divenute grazie al mezzo informatico verità incontestabili sotto il sigillo sacro della libertà d’informazione e d’opinione. Una nazione il cui sistema giuridico si fonda sul ragionevole pettegolezzo non può che ritenere sfumati i contorni della diffamazione e della calunnia, che si vanno a confondere con una Verità rivelata entro al verdetto di una verità processuale, ovvero costruita (probabilistica). Vasco Rossi ha scoperto a sue spese questo aspetto imprevisto del progresso, per il quale lui per primo tanta ala vi stese: eterogenesi dei fini ! Questo è il compimento e la dissoluzione della democrazia, che sofisti e magistrati vorrebbero trasformata non in repubblica delle virtù (chè di virtù non ne hanno nemmeno l’ombra) o in società senza classi, bensì in società senza privato.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 06/10/11)

 
 

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Le 120 giornate di Sodoma

A Strasburgo i nostri rappresentanti hanno approvato a maggioranza quasi assoluta una risoluzione che riconosce agli omosessuali, fra le altre cose, il “diritto alla famiglia”. Abbiamo così avuto certificazione, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la lezione magistrale del Papa al Bundestag è stata un’ennesima perla gettata ai porci che si ingozzano ad ogni trogolo parlamentare: il diritto positivo è fondato su un paralogismo e come tale è fonte vivace di paradossi, spinto al suo estremo non si limita più soltanto a consentire l’innaturale ma pretende anche di ratificare  l’impossibile. Questo del parlamento europeo è un paradigmatico esempio di potere esercitato separatamente dalla giustizia: se la natura ha concesso la generazione solo fra un maschio e una femmina non si comprende in che modo si possa estendere tale diritto anche a due maschi o a due femmine se non prima spogliandone i suoi detentori originari, la cui complementarietà sessuale e genetica diverrebbe dunque funzionale alle pretese degli omosessuali. In tal senso ben si coniugano queste pretese, che sono in sostanza l’accesso all’istituzione matrimoniale (e alle sue prerogative economiche) e l’adozione di bambini, con l’impotentia generandi che flagella le coppie occidentali, le quali possono così trovare uno sfogo sensato alla fregola e magari un profitto extra-lavorativo nel produrre figli per altri. Il diritto, preso in quest’accezione, diviene l’arte fraudolenta di aggirare i decreti immutabili della natura, delegando alle propaggini mefistofeliche della tecnica il compito di realizzare i sortilegi promessi dal patto faustiano stretto da un popolo con i suoi governanti, i quali dovranno quindi assicurare non solo figli ai sodomiti ma anche metamorfosi transessuali, elisir d’eterna giovinezza, pozioni infanticide, vite di durata biblica e qualsiasi altro parto mostruoso della fantasia il cui costo si possa scaricare sull’assistenza sanitaria. Quando i diritti umani oltrepassano i diritti naturali divengono diritti divini, e questi agli uomini non sono concessi.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 29/09/11)

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2011 in Attualità, Diritto, Filosofia, Politica, Scienza

 

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L’occhio spirituale di Legione

A Gesù che incontra sulla sua strada due uomini indemoniati il loro spirito infernale gli domanda con stizza: “Che c’è fra me e te, Figlio di Dio? Sei venuto qua prima del tempo a tormentarci?” (Mt 8, 29). Allo stesso modo intorno a Benedetto XVI sembra scatenarsi il pandemonio ogni volta che si reca in viaggio in qualche paese europeo, folle di indemoniati travestiti da mostri oppure elegantemente incravattati creano il subbuglio per le strade, intorno ai parlamenti e davanti alle chiese, portando la lordura della profanazione e del sacrilegio oltre la soglia del male ordinario e razionalmente comprensibile. I sociologi e i diplomatici credono che tale fenomeno sia da ricondurre a un presunto deficit comunicativo di questo Papa, come se la gentilezza o la timidezza fossero ragioni sufficienti per provocare la follia altrui, mentre non capiscono che esso va ad onore di B-XVI come titolo di santità. I nemici di Ratzinger non sanno perchè la sua semplice visione li ripugna e li infiamma, adducono pretesti morali o ideali per colmare il vuoto di ragione fra l’emozione e l’azione, ma l’occhio dei loro diavoli custodi vede lo Spirito che sta oltre la cortina del corpo e dell’anima…dunque loro sì che sanno il perchè bisogna assolutamente istigare gli uomini contro questo Papa! Finchè la luce della santità non viene a turbare questo mondo gli uomini sotto il giogo del Maligno sono anche ben disposti a stringere concordati politici con le religioni, persino con la religione cristiana, e a tollerarne la presenza pubblica, ma non appena un raggio divino tocca il microcosmo invisibile del peccato tutti gli acari spirituali vanno nel panico e nel tentativo disperato di salvarsi spingono i loro ospitanti alla persecuzione contro i santi di Dio, dopodichè li precipitano nell’abisso del delirio scomposto, come quei demoni che scacciati da Gesù dentro a un branco di porci li condussero tutti a gettarsi a precipizio nel mare e a perire nell’acqua (cfr. Mt 8, 32). Col pretesto umanitario di condannare i crimini dei pedofili si giunge a ghermire la veste bianca di Pietro nella speranza di potersela un giorno giocare a dadi, gli stessi prelati tedeschi, accecati dalla luce di Lucifero, premono non per la purificazione della Chiesa (Reiningung), che passa dalla porta stretta della preghiera, del confessionale e degli atti penitenziali prescritti, bensì per la distruzione della Chiesa (Ueberwindung)…e ciò, pensano, per il suo stesso bene! Massima è qui la menzogna, e infatti riscuote massimo successo sia fra atei che fra credenti, i quali in virtù di questo abbandonano i Sacramenti. Il lupo dell’acre superbia entra in noi travestito da agnello della giusta indignazione, quando è scoperto di solito è troppo tardi e ha già mosso qualche scisma o eresia in seno alla Chiesa, la purezza originaria della dottrina e dei costumi religiosi è l’esca con cui anche un monaco serio come Lutero fu preso all’amo e diede inizio al dramma del protestantesimo, che è la tentazione di ogni epoca in cui i liquami del peccato ricoprono più vistosamente gli abiti talari, provocando scandalo nei fedeli. Davanti a ogni peccato di chierico, reale o presunto che sia, già sentiamo in noi una voce che con tono ragionevole chiede “riforma, riforma, riforma”…..ebbene, in quell’ora sappiamo cosa rispondergli: vade retro, Satana !

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2011 in Attualità, Cristianesimo, Teologia

 

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Una lezione alla scuola di Venere

A quanto pare a una prostituta è concesso di comprendere tutto quello che non paiono comprendere, o non voglion comprendere, neppure i sapienti e i saggi della nostra Italietta, quando tutti gli altri Dei sembrano fuggiti o silenti rimane la voce di Venere a condurre ogni Enea al suo giusto approdo. Non è un caso che l’intervista alla De Nicolò sia stata bollata come “trattatello immorale” da un’intellettuale in gonnella tronfia del suo tartufismo comunista, non è concepibile per l’ideologia ascoltare la voce della natura senza la mediazione deformante e seducente di uno schema mentale a priori. Cosa ci sarebbe esattamente di cui indignarsi e soprattutto in che modo si pretende di confutarla? A forza di proclamare e di credere al pensiero debole abbiamo indebolito davvero il nostro pensiero al punto da non capire che il motore di questo immane assedio giudiziario al palazzo del principe è realmente l’invidia dei filistei verso la fortuna politica di Berlusconi e verso i suoi vizi origliati o anche solo immaginati nello specchio sozzo della loro fantasia. Alle “pecore” e alle “racchie”, come li ha giustamente chiamati la De Nicolò, quelli che stanno dietro alla porta delle stanze di palazzo per auscultare i sussurri e le grida dell’amor profano, rimangono il raduno belante di piazza, l’indignazione urlata o cantata, l’invettiva giornalistica di intellettuali organici, lo sfregio pubblico della calunnia o del ludibrio e come extrema ratio l’accompagnamento coatto in procura, segno definitivo del golpe che tutti questi ipocriti vogliono ma che nessuno osa nominare. Cesare non è stato ucciso da un re conquistatore ma da una conventicola repubblicana in congiura. E dopo le Idi di marzo avrà da giungere la guerra civile.

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2011 in Attualità, Filosofia, Politica

 

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Imprimi non potest

Le magistrature italiche colpiscono ancora! Non contente di tenere in assedio inquisitorio l’esecutivo e di vanificare a colpi di sentenze ogni provvedimento governativo si dedicano ora alla censura di libri, indice peraltro di una senilità ideologica che non comprende l’inutilità del bruciare carta nell’epoca degli ebooks, dei blog e della pirateria cibernetica a portata di adolescente. E’ stata infatti ordinata una multa a molti zeri per gli autori del libro “Falce e carrello”, che denuncia tutte le sozzure delle Coop rosse, e il ritiro dalle librerie del saggio, del quale a quanto pare è stata proibita anche la ristampa. In tempi di pubblica impudicizia e di libera calunnia, dove chiunque in tv può dare del ladro o del mafioso al Presidente del Consiglio senza pagarne lo scotto, fa specie constatare che le toghe nostrane non si danno neanche la pena di nascondere la propria malizia, siamo andati persino oltre l’ipocrisia, perchè ipocrita è chi dissimula i propri veri fini sotto ragioni pretestuose, mentre qui ragioni e fini coincidono e sono chiarissimi a tutti. Per quanto ancora Palamara e la sua casta impellicciata credono di poterla dare a bere all’intera popolazione sostenendo l’estraneità della magistrura dal normale conflitto politico? Il fatto che alcuni ancora ci credano è il segno che forse non ci meritiamo la democrazia.

AGGIORNAMENTO: Il libro “Falce e carrello” di Bernardo Caprotti si può leggere gratuitamente su internet all’indirizzo: http://www.scribd.com/doc/65517627/Bernardo-Caprotti-Falce-e-Carrello , oppure si può acquistare sempre su internet all’indirizzo: http://www.ibs.it/code/9788831793728/caprotti-bernardo/falce-carrello-mani.html . Fate in fretta prima che lo facciano sparire!

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2011 in Attualità, Diritto, Politica

 

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