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Imprimi non potest

Le magistrature italiche colpiscono ancora! Non contente di tenere in assedio inquisitorio l’esecutivo e di vanificare a colpi di sentenze ogni provvedimento governativo si dedicano ora alla censura di libri, indice peraltro di una senilità ideologica che non comprende l’inutilità del bruciare carta nell’epoca degli ebooks, dei blog e della pirateria cibernetica a portata di adolescente. E’ stata infatti ordinata una multa a molti zeri per gli autori del libro “Falce e carrello”, che denuncia tutte le sozzure delle Coop rosse, e il ritiro dalle librerie del saggio, del quale a quanto pare è stata proibita anche la ristampa. In tempi di pubblica impudicizia e di libera calunnia, dove chiunque in tv può dare del ladro o del mafioso al Presidente del Consiglio senza pagarne lo scotto, fa specie constatare che le toghe nostrane non si danno neanche la pena di nascondere la propria malizia, siamo andati persino oltre l’ipocrisia, perchè ipocrita è chi dissimula i propri veri fini sotto ragioni pretestuose, mentre qui ragioni e fini coincidono e sono chiarissimi a tutti. Per quanto ancora Palamara e la sua casta impellicciata credono di poterla dare a bere all’intera popolazione sostenendo l’estraneità della magistrura dal normale conflitto politico? Il fatto che alcuni ancora ci credano è il segno che forse non ci meritiamo la democrazia.

AGGIORNAMENTO: Il libro “Falce e carrello” di Bernardo Caprotti si può leggere gratuitamente su internet all’indirizzo: http://www.scribd.com/doc/65517627/Bernardo-Caprotti-Falce-e-Carrello , oppure si può acquistare sempre su internet all’indirizzo: http://www.ibs.it/code/9788831793728/caprotti-bernardo/falce-carrello-mani.html . Fate in fretta prima che lo facciano sparire!

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2011 in Attualità, Diritto, Politica

 

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“Guardatevi dagli uomini, perchè vi consegneranno ai loro tribunali” (Mt 10, 17)

A quanto si dice stanno preparando un processo al Papa nel sinedrio dell’Aja, e parafrasando Tertulliano possiamo dire: credimus quia absurdum! La follia e la superbia degli uomini segretamente uniti nel sodalizio sordido del peccato hanno esondato dagli argini del ridicolo e del grottesco, ormai qualsiasi falso pretesto è buono per chiamare in giudizio le pecorelle di Cristo e mandarle al macello della pubblica infamia, dinamica questa che è storicamente destinata a concludersi in qualche martirio di sangue. Altri hanno già chiarito esaustivamente le ragioni per cui non è possibile nè verosimile imputare a Benedetto XVI la responsabilità dei peccati dei suoi figli, come se a seguito di un omicidio arrestassero il padre o i docenti dell’omicida perchè sono stati loro a educarlo, questo è il compimento paradossale di una cultura antropologica che pensa gli uomini come tutti buoni di natura e di conseguenza fa ricadere i peccati dei figli sul gravame ereditario dei padri, che è il rovesciamento del noto proverbio scritturistico. Se questa cultura fosse vera allora la responsabilità di tutti i peccati del mondo sarebbe infine da imputare al Padreterno, non agli uomini che liberamente scelgono di seguire il Maligno, e bisognerebbe chiamare in giudizio Dio in persona…che è poi quanto è stato storicamente fatto a Gerusalemme nella notte in cui Egli fu tradito e consegnato prima al tribunale religioso di Caifa e poi a quello “laico” di Pilato per la salvezza dei peccatori. Oggi gli occidentali saltano il giudizio sacerdotale sulle bestemmie teologiche dei cristiani, che è quanto invece ancora compiono i musulmani applicando la Sharia, e procedono direttamente al giudizio statale o imperiale (Unione Europea?) sui presunti reati penali degli stessi, per i moderni farisei non v’è scusa migliore per commettere ingiustizia nè divinità più apollinea a cui offrire sacrifici umani di una legge anonima e senza volto, che in democrazia è la perfetta maschera dietro a cui si nasconde la sete di sangue del popolo sovrano e di ogni giudice tristo.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 17/09/11)

 
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Pubblicato da su 15 settembre 2011 in Attualità, Cristianesimo, Diritto

 

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