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Le 120 giornate di Sodoma

A Strasburgo i nostri rappresentanti hanno approvato a maggioranza quasi assoluta una risoluzione che riconosce agli omosessuali, fra le altre cose, il “diritto alla famiglia”. Abbiamo così avuto certificazione, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la lezione magistrale del Papa al Bundestag è stata un’ennesima perla gettata ai porci che si ingozzano ad ogni trogolo parlamentare: il diritto positivo è fondato su un paralogismo e come tale è fonte vivace di paradossi, spinto al suo estremo non si limita più soltanto a consentire l’innaturale ma pretende anche di ratificare  l’impossibile. Questo del parlamento europeo è un paradigmatico esempio di potere esercitato separatamente dalla giustizia: se la natura ha concesso la generazione solo fra un maschio e una femmina non si comprende in che modo si possa estendere tale diritto anche a due maschi o a due femmine se non prima spogliandone i suoi detentori originari, la cui complementarietà sessuale e genetica diverrebbe dunque funzionale alle pretese degli omosessuali. In tal senso ben si coniugano queste pretese, che sono in sostanza l’accesso all’istituzione matrimoniale (e alle sue prerogative economiche) e l’adozione di bambini, con l’impotentia generandi che flagella le coppie occidentali, le quali possono così trovare uno sfogo sensato alla fregola e magari un profitto extra-lavorativo nel produrre figli per altri. Il diritto, preso in quest’accezione, diviene l’arte fraudolenta di aggirare i decreti immutabili della natura, delegando alle propaggini mefistofeliche della tecnica il compito di realizzare i sortilegi promessi dal patto faustiano stretto da un popolo con i suoi governanti, i quali dovranno quindi assicurare non solo figli ai sodomiti ma anche metamorfosi transessuali, elisir d’eterna giovinezza, pozioni infanticide, vite di durata biblica e qualsiasi altro parto mostruoso della fantasia il cui costo si possa scaricare sull’assistenza sanitaria. Quando i diritti umani oltrepassano i diritti naturali divengono diritti divini, e questi agli uomini non sono concessi.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 29/09/11)

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2011 in Attualità, Diritto, Filosofia, Politica, Scienza

 

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L’occhio spirituale di Legione

A Gesù che incontra sulla sua strada due uomini indemoniati il loro spirito infernale gli domanda con stizza: “Che c’è fra me e te, Figlio di Dio? Sei venuto qua prima del tempo a tormentarci?” (Mt 8, 29). Allo stesso modo intorno a Benedetto XVI sembra scatenarsi il pandemonio ogni volta che si reca in viaggio in qualche paese europeo, folle di indemoniati travestiti da mostri oppure elegantemente incravattati creano il subbuglio per le strade, intorno ai parlamenti e davanti alle chiese, portando la lordura della profanazione e del sacrilegio oltre la soglia del male ordinario e razionalmente comprensibile. I sociologi e i diplomatici credono che tale fenomeno sia da ricondurre a un presunto deficit comunicativo di questo Papa, come se la gentilezza o la timidezza fossero ragioni sufficienti per provocare la follia altrui, mentre non capiscono che esso va ad onore di B-XVI come titolo di santità. I nemici di Ratzinger non sanno perchè la sua semplice visione li ripugna e li infiamma, adducono pretesti morali o ideali per colmare il vuoto di ragione fra l’emozione e l’azione, ma l’occhio dei loro diavoli custodi vede lo Spirito che sta oltre la cortina del corpo e dell’anima…dunque loro sì che sanno il perchè bisogna assolutamente istigare gli uomini contro questo Papa! Finchè la luce della santità non viene a turbare questo mondo gli uomini sotto il giogo del Maligno sono anche ben disposti a stringere concordati politici con le religioni, persino con la religione cristiana, e a tollerarne la presenza pubblica, ma non appena un raggio divino tocca il microcosmo invisibile del peccato tutti gli acari spirituali vanno nel panico e nel tentativo disperato di salvarsi spingono i loro ospitanti alla persecuzione contro i santi di Dio, dopodichè li precipitano nell’abisso del delirio scomposto, come quei demoni che scacciati da Gesù dentro a un branco di porci li condussero tutti a gettarsi a precipizio nel mare e a perire nell’acqua (cfr. Mt 8, 32). Col pretesto umanitario di condannare i crimini dei pedofili si giunge a ghermire la veste bianca di Pietro nella speranza di potersela un giorno giocare a dadi, gli stessi prelati tedeschi, accecati dalla luce di Lucifero, premono non per la purificazione della Chiesa (Reiningung), che passa dalla porta stretta della preghiera, del confessionale e degli atti penitenziali prescritti, bensì per la distruzione della Chiesa (Ueberwindung)…e ciò, pensano, per il suo stesso bene! Massima è qui la menzogna, e infatti riscuote massimo successo sia fra atei che fra credenti, i quali in virtù di questo abbandonano i Sacramenti. Il lupo dell’acre superbia entra in noi travestito da agnello della giusta indignazione, quando è scoperto di solito è troppo tardi e ha già mosso qualche scisma o eresia in seno alla Chiesa, la purezza originaria della dottrina e dei costumi religiosi è l’esca con cui anche un monaco serio come Lutero fu preso all’amo e diede inizio al dramma del protestantesimo, che è la tentazione di ogni epoca in cui i liquami del peccato ricoprono più vistosamente gli abiti talari, provocando scandalo nei fedeli. Davanti a ogni peccato di chierico, reale o presunto che sia, già sentiamo in noi una voce che con tono ragionevole chiede “riforma, riforma, riforma”…..ebbene, in quell’ora sappiamo cosa rispondergli: vade retro, Satana !

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2011 in Attualità, Cristianesimo, Teologia

 

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