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Archivi categoria: Teologia

Roma locuta, causa finita

Nella sua storia la Barca di Pietro è passata attraverso tempeste e marosi anche peggiori dei presenti: scismi, eresie, rinunce papali (altre sei oltre a quella di Celestino V), esilii avignonesi, prigionie napoleoniche, persecuzioni fisiche e morali in odium fidei di ogni genere e forma. Le piaghe del Corpo mistico sono sempre aperte e -dice bene Pascal- Cristo è sulla croce fino alla fine del mondo, per questo anche se un Papa vi scendesse per debolezza o tentazione saremmo comunque assicurati contro il potere del maligno. Storicamente il clericalismo è stato il tentativo politico di assicurare l’autorità della Chiesa attraverso il potere del clero, oggi lo stesso clericalismo è utilizzato alla rovescia per abbassare o livellare la suddetta autorità alla condizione debole e umiliata dei pastori che tale Chiesa guidano, con il luciferico pretesto di purificarla e sanarla, senza ricordare che l’autorità della Chiesa è l’autorità di Cristo stesso, non dipende dalla santità o dalla fortezza degli ecclesiastici, per questo motivo “Roma locuta, causa finita”. Così sarà anche il Conclave prossimo venturo, nel quale come da sempre saranno i cardinali a votare un papabile ma sarà solo lo Spirito Santo ad eleggere un Papa.

 

Remota iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?

Per Monti la proposta del Cavaliere di restituzione dell’IMU è un tentativo di corruzione, se prendessimo per buone le premesse del suo ragionamento dovremmo allora concludere che l’imposizione dell’IMU è stato un tentativo -peraltro riuscito- di estorsione? Dopotutto, senza giustizia cosa sono i regni se non grandi ladrocini (Agostino)? Ma giustizia è suum cuique tribuere, dare a ciascuno il suo (Tommaso), il che vuol dire che lo Stato che impone una tassa sulla casa dei suoi cittadini ritiene che tale casa sia infine una sua proprietà, dunque demanio pubblico e non proprietà privata. Ma da Aristotele in poi è stato acclarato che la casa è il fondamento della famiglia, l’oikos, e la famiglia fondamento della polis, non viceversa. E’ chiaro pertanto che qualsiasi governo che tassi la casa è un governo iniquo, anzi ingiusto, perché l’equità è solo la distribuzione simmetrica di un debito asimmetrico, tant’è vero che riecheggia nel nome terrificante di Equitalia, la giustizia invece è corrispondenza esatta e non trasferibile fra un debito e la sua compensazione. Forse che il cittadino comprando casa si prende un debito con lo Stato? Vorrebbe dire che la casa è un privilegio concesso dallo Stato e non una necessità naturale comune a uomini e animali: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ogni creatura terrestre o celeste ha un suo luogo dove posare il capo, solo il Figlio dell’uomo ne è privo (cfr. Mt 8,18-20). Ora lo Stato, che per tutto il resto ci pesa come bestie agganciate all’aratro, sulla casa invece ha convenienza a considerarci come angeli, giudicandoci capaci di vivere senza una casa o in casa di altri…e come sempre chi prova a fare dell’uomo un angelo lo riduce ad una bestia.

(pubblicato dall’autore su Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 04/02/13)

 

Non licet esse christianos?

Proprio quando si credeva di averle sentite tutte veniamo a sapere che un’organizzazione di ricerca quotata come consulente speciale all’Onu ha proposto di eliminare la Divina Commedia dai programmi scolastici per via dei canti dove si offenderebbero ebrei, musulmani e omosessuali, o in alternativa di espungere dal testo i passi incriminati. Giungiamo così al compimento della dittatura del politicamente corretto, che è la categoria sotto cui si coagula l’ossequio idolatrico per i diritti dell’uomo a detrimento della verità, divenuta alla fine ancella dell’ideologia. La teoria illuministica del progresso, che prevede l’obliterazione dell’antico a favore del moderno, ha inficiato i canoni della cultura occidentale in modo da avviarla gradualmente al suo stadio terminale, anticamera della sua eutanasia da più parti invocata e favorita. Ora come estremo oltraggio si vuole portare anche Dante davanti al tribunale della ragione, quest’ultima fatta sdraiare nel letto procusteo della modernità, e insieme a Dante si presume il cristianesimo in toto se è vero che nella Commedia non è scritto nulla di scandaloso che non fosse già scritto nei Vangeli, in San Paolo o in San Tommaso. Abbiamo già espunto le radici cristiane dalla costituzione europea, vogliamo anche dichiarare fuorilegge il cristianesimo perchè discorde con le fisime e i vizi moderni? Giuliano l’Apostata aveva proibito ai cristiani di insegnare i classici, poiché ne insegnavano la propria lettura, ma siccome Dante è un autore difficilmente gestibile dai cantori dell’irenismo ateo (Benigni mentre spiega Dante rimane una figura comica) si preferirebbe cassarne del tutto l’insegnamento piuttosto che intervenire sugli insegnanti. Harold Bloom ha definito Dante e Shakespeare i due centri del canone letterario occidentale e ha profetizzato l’attacco multiculturalista ai due poeti: noi europei siamo orfani delle nostre glorie e come tanti piccoli Erostrato preferiamo dar fuoco ai templi antichi piuttosto che edificarne di nuovi.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 14/03/12)

 

Com’è profondo il mare

La Chiesa celebra il funerale di un cristiano in suffragio della sua anima, e al contempo rende onore alla sua gloria mondana. Che cos’hanno i farisei dell’ateolaicismo contro tutto ciò? Non può Cristo fare delle Sue cose (i sacramenti) ciò che vuole? O forse sono invidiosi perchè Egli è buono? Nella parabola dei lavoratori della vigna quelli assoldati alle nove del mattino si lamentano presso il proprio padrone per l’uguaglianza di trattamento ricevuto rispetto a quelli assoldati alle cinque del pomeriggio, appellandosi ad una giustizia distributiva per così dire “meritocratica”, che è la stessa che Annunziata vorrebbe si applicasse in chiesa nei confronti dei peccatori, essi dimenticano che la giustizia di Dio è assoluta, di fronte a Dio nessuno può vantare credito perciò o essa è applicata secondo carità oppure rimane per tutti insostenibile. A un peccatore è concesso lo stesso funerale di un santo, la scrematura fra i due avviene nell’ordine dell’invisibile, quando il segreto dei cuori viene pienamente rivelato alla luce del Giudizio divino, ma proprio su questo interviene criticamente la religione comunista la cui opera è di trasducere tutto l’invisibile nel visibile, ovvero di risolvere tutto il privato nel pubblico ad uso e consumo dell’Occhio onniveggente dei media, simbolo luciferino dell’uomo divinizzato. Ciò che i sacerdoti di questo culto idolatrico hanno trovato di detestabile in Lucio Dalla non è la sua religiosità ma la sua umiltà, opposto simmetrico dell’orgoglio (pride) che i femminielli come Busi e Grillini ostentano pubblicamente per dissimulare la naturale vergogna di una deviazione. Il cosiddetto “outing” è una confessione senza contrizione, chiama l’applauso di un’arena e non l’assoluzione di un confessore, perciò non c’è da stupirsi che chi sceglie la via del confessionale cattolico invece di quella del confessionale mediatico venga vergato e deriso anche da morto. Com’è profondo il mare, cantava lui, ma quanto più profondo è il mistero della salvezza di ognuno.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 07/03/2012)

 

A.A.A. capro espiatorio cercasi

Lasciata la carica di presidente del Consiglio a Berlusconi è succeduto subito Monti, morto un Papa se ne fa un altro, ma insieme con tale carica ha lasciato anche il ruolo di capro espiatorio nazionale, che rimane tuttora vacante in quanto non è un titolo politico bensì metafisico: quel che si dice che la politica è un teatro è vero ma nel senso che i suoi protagonisti sono sempre o tragici o comici -tertium non datur- e Berlusconi era indiscutibilmente tragico, perchè solo un tragico può condurre gli spettatori alla catarsi. Ora che il peso dei peccati di tutti non ha più larghe spalle su cui scaricarsi, chè Monti è per universale consenso avulso dalla dialettica della politica e quindi della colpa, le nostre croci sono diventate troppo pesanti da portare individualmente, per questo ci aggrappiamo più che volentieri a qualsiasi capitan Schettino o a qualunque evasore fiscale, figure simmetriche della nostra miseria gettate come zattere di salvezza nel mare in tempesta del nostro male occulto. “Dagli, dagli all’untore”, ma l’untore non si manifesta sulla scena del mondo, per questo persino la costruzione di un tunnel può diventare prezioso pretesto per immolarsi su una pira metallica dell’alta tensione o per chiamare la guerra sputando in faccia a un fiero soldato la propria piccolezza arrogante. In tempo di Quaresima sarebbe invece opportuno riscoprire il significato e la potenza del sacrificio di Cristo, che è Agnello di Dio ovvero capro espiatorio universale e definitivo degli uomini, e a chi partecipa di esso mediante il sacramento penitenziale è già stato tolto il suo peccato. Come fare? Lo ha spiegato il Papa su Twitter: segnare il percorso con preghiera, condivisione, silenzio e digiuno. Fra l’altro la Quaresima del professor Ratzinger è assai preferibile e assai meno dura della quaresima del professor Monti.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 03/03/2012)

 

L’occhio spirituale di Legione

A Gesù che incontra sulla sua strada due uomini indemoniati il loro spirito infernale gli domanda con stizza: “Che c’è fra me e te, Figlio di Dio? Sei venuto qua prima del tempo a tormentarci?” (Mt 8, 29). Allo stesso modo intorno a Benedetto XVI sembra scatenarsi il pandemonio ogni volta che si reca in viaggio in qualche paese europeo, folle di indemoniati travestiti da mostri oppure elegantemente incravattati creano il subbuglio per le strade, intorno ai parlamenti e davanti alle chiese, portando la lordura della profanazione e del sacrilegio oltre la soglia del male ordinario e razionalmente comprensibile. I sociologi e i diplomatici credono che tale fenomeno sia da ricondurre a un presunto deficit comunicativo di questo Papa, come se la gentilezza o la timidezza fossero ragioni sufficienti per provocare la follia altrui, mentre non capiscono che esso va ad onore di B-XVI come titolo di santità. I nemici di Ratzinger non sanno perchè la sua semplice visione li ripugna e li infiamma, adducono pretesti morali o ideali per colmare il vuoto di ragione fra l’emozione e l’azione, ma l’occhio dei loro diavoli custodi vede lo Spirito che sta oltre la cortina del corpo e dell’anima…dunque loro sì che sanno il perchè bisogna assolutamente istigare gli uomini contro questo Papa! Finchè la luce della santità non viene a turbare questo mondo gli uomini sotto il giogo del Maligno sono anche ben disposti a stringere concordati politici con le religioni, persino con la religione cristiana, e a tollerarne la presenza pubblica, ma non appena un raggio divino tocca il microcosmo invisibile del peccato tutti gli acari spirituali vanno nel panico e nel tentativo disperato di salvarsi spingono i loro ospitanti alla persecuzione contro i santi di Dio, dopodichè li precipitano nell’abisso del delirio scomposto, come quei demoni che scacciati da Gesù dentro a un branco di porci li condussero tutti a gettarsi a precipizio nel mare e a perire nell’acqua (cfr. Mt 8, 32). Col pretesto umanitario di condannare i crimini dei pedofili si giunge a ghermire la veste bianca di Pietro nella speranza di potersela un giorno giocare a dadi, gli stessi prelati tedeschi, accecati dalla luce di Lucifero, premono non per la purificazione della Chiesa (Reiningung), che passa dalla porta stretta della preghiera, del confessionale e degli atti penitenziali prescritti, bensì per la distruzione della Chiesa (Ueberwindung)…e ciò, pensano, per il suo stesso bene! Massima è qui la menzogna, e infatti riscuote massimo successo sia fra atei che fra credenti, i quali in virtù di questo abbandonano i Sacramenti. Il lupo dell’acre superbia entra in noi travestito da agnello della giusta indignazione, quando è scoperto di solito è troppo tardi e ha già mosso qualche scisma o eresia in seno alla Chiesa, la purezza originaria della dottrina e dei costumi religiosi è l’esca con cui anche un monaco serio come Lutero fu preso all’amo e diede inizio al dramma del protestantesimo, che è la tentazione di ogni epoca in cui i liquami del peccato ricoprono più vistosamente gli abiti talari, provocando scandalo nei fedeli. Davanti a ogni peccato di chierico, reale o presunto che sia, già sentiamo in noi una voce che con tono ragionevole chiede “riforma, riforma, riforma”…..ebbene, in quell’ora sappiamo cosa rispondergli: vade retro, Satana !

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2011 in Attualità, Cristianesimo, Teologia

 

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“Zefiro torna, e ‘l bel tempo rimena” (F. Petrarca)

“Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3, 8).

Con un’analogia Gesù spiega a Nicodemo il principio di indeterminazione su cui si attestano in modi diversi la generazione divina e quella umana, la gravidanza di una donna è un’evidenza indiscutibile ma l’origine della  gravidanza non lo è, per questo gli antichi giuristi dicevano che mater semper certa est, pater numquam. Allo stesso modo il biologo e il medico possono attestare la nascita di un uomo ma non l’origine della sua vita, inattingibile per regressione deterministica e accessibile solo a condizione di ammettere un principio trascendente che informi di sè la materia cellulare stessa. L’Annunciazione segna la fioritura di un nuovo albero genetico, accanto a quello adamitico, che ha Dio non solo come origine (il che pertiene anche alla generazione umana) ma anche come seme, cioè come Spirito introdotto dall’angelo, e come frutto, cioè come Verbo accolto dalla Vergine nel suo grembo immacolato, che a differenza di ogni altro grembo materno ne ha permesso l’incarnazione. Così uno Zefiro carico dei semi arborei e floreali della sua Clori insemina la terra fertile dall’alba dei tempi anche senza l’ausilio o l’intervento dell’uomo. San Paolo citando un salmo insegna che Dio “fa i suoi angeli come venti e i suoi ministri come fiamma di fuoco” (Eb 1, 7), il che significa che chiunque porta Dio nel vento e nel fuoco della sua opera è ipso facto angelo e messo celeste.

 

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