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Speculum sine macula – Inno alla Vergine

Speculum sine macula – Inno alla Vergine

Per la festa dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre 2020.

Compiuto il sesto giorno in Eva

nel settimo Dio si riposa in Maria.

In sua idea la potenza stendeva

e sicurava contro la serpe ria.

Come Eva è sogno di Adamo

che in suo sonno da costola sorse,

così è Maria del Dio di Abramo,

chè in Suo riposo tosto la scorse.

Ella è Potenza pura dell’Atto,

cui non dà imago nè somiglianza,

ma in sè lo specula esatto

e magnifica la trina sostanza.

Quando Adamo il gran mal effuse

sopra ogni mondana creatura

in quel tabernacolo gloria si chiuse

e preservò la sostanza più pura.

Poichè il minor in maggior capitola,

le anteriori cose l’uomo contagia,

ma in fine sta la Vergine sola

e nella sua purezza Dio s’adagia.

Ell’è rifugio del creato caduto,

terrore del diavolo che carne macchiò,

nel suo corpo il peccato è perduto

e nella sua anima Dio si specchiò.

Quando i tempi furon maturi

perchè luce in tenebra splendesse,

fu concetta Maria per gli evi futuri,

ché tutta immacolata si facesse.

Come cronotopo su astro inclina

e in sua curva ogni grave cattura,

così il Cielo sulla Virgo si china

e in sua umiltà la Grazia perdura.

E’ redento in sua carne il genoma

che il Verbo amò ereditare:

della Grazia Essa è il pleroma,

in cui Dio si degnò di incarnare.

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2020 in Cristianesimo, Mistica, Teologia

 

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Peter al Quirinale

Le “Quirinarie” di Grillo sembrano l’applicazione pedissequa della legge di Peter alla zara politica: in una gerarchia ciascuno tende a salire fino a raggiungere il posto per cui è incompetente, e lì si ferma. Solo così si spiega la preferenza espressa dagli elettori grillini, ideologi del dilettantismo democratico allo sbaraglio, per personaggi famosi, come Gabanelli e Strada, che nella loro professione potranno essere anche meritevoli e degni di stima ma che trasferiti alla politica diventano maschere popolari, forse simboli delle supposte virtù repubblicane ma certamente non condottieri in grado di salvare la nazione dai suoi nemici esterni ed interni, che da tutti i lati la assediano e la insidiano. Bisogna chiarire una volta per tutte che i meriti e gli onori conquistati nelle arti, nelle scienze, nelle lettere o nelle opere di bene non sono titoli validi al banco della virtù politica, la distinzione aristotelica fra virtù etiche e dianoetiche è giusta, prova ne sia che tra i più grandi prìncipi e capi delle nazioni la storia annovera molti analfabeti e scellerati che tuttavia ancora ricordiamo per le loro opere ammirevoli, mentre fra i grandi sapienti e uomini santi pochissimi hanno sopportato l’onere di guidare una nazione e ancor meno son quelli che hanno meritato onori per questo. Anche in quei rari casi comunque la compenetrazione fra virtù etiche e dianoetiche è stata resa possibile delle virtù teologali di quegli uomini eccezionali, che secondo la vocazione battesimale sono stati in un sol tempo re, profeti e sacerdoti, condizione preclusa invece a tutti i presunti saggi, ai notabili e alle “star” della nostra repubblica che fanno della costituzione il loro vitello di carta e del laicismo l’incenso sulfureo con cui omaggiarlo a ogni piè sospinto. Sappiamo di essere “popolo dalla dura cervice”, come gli Israeliti, per questo chiunque verrà eletto a prima carica dello Stato è più verosimile che sarà un nemico della nazione piuttosto che un suo salvatore.

 

Roma locuta, causa finita

Nella sua storia la Barca di Pietro è passata attraverso tempeste e marosi anche peggiori dei presenti: scismi, eresie, rinunce papali (altre sei oltre a quella di Celestino V), esilii avignonesi, prigionie napoleoniche, persecuzioni fisiche e morali in odium fidei di ogni genere e forma. Le piaghe del Corpo mistico sono sempre aperte e -dice bene Pascal- Cristo è sulla croce fino alla fine del mondo, per questo anche se un Papa vi scendesse per debolezza o tentazione saremmo comunque assicurati contro il potere del maligno. Storicamente il clericalismo è stato il tentativo politico di assicurare l’autorità della Chiesa attraverso il potere del clero, oggi lo stesso clericalismo è utilizzato alla rovescia per abbassare o livellare la suddetta autorità alla condizione debole e umiliata dei pastori che tale Chiesa guidano, con il luciferico pretesto di purificarla e sanarla, senza ricordare che l’autorità della Chiesa è l’autorità di Cristo stesso, non dipende dalla santità o dalla fortezza degli ecclesiastici, per questo motivo “Roma locuta, causa finita”. Così sarà anche il Conclave prossimo venturo, nel quale come da sempre saranno i cardinali a votare un papabile ma sarà solo lo Spirito Santo ad eleggere un Papa.

 

Rottamiamo la magistratura

In tempi di mutazioni cosmiche, politiche ed economiche, in cui si parla di rottamare il vecchio patriziato democratico e di riformare il mercato del lavoro secondo i nuovi ritmi ed esigenze imposte dalla concorrenza globale, qualcuno dovrebbe aggiungere a queste ultime istanze anche quella non meno importante di rottamare la nostra magistratura, che sembra sfuggita a ogni controllo del potere politico, oltre che a quello più fondamentale della retta ragione, e si è rivelata in tal modo una pubblica agenzia del terrore. Dopo Berlusconi, dopo Sallusti e dopo gli scienziati della commissione Grandi Rischi, quanti altri dovranno ingiustamente soffrire nelle mani di questi grandi inquisitori moderni prima che si decida di intervenire (se necessario anche con la forza) e “mandarli tutti a casa”, come direbbero Renzi o Grillo sui politici? Se nemmeno il presidente della Repubblica può pretendere di essere totalmente immune dagli strali del potere giudiziario, allora è chiaro che quel potere è divenuto davvero assoluto e di conseguenza incontestabile (si veda appunto il caso Sallusti). Questo è l’esito più coerente della teoria democratica, i privilegi di carica che oggi con leggerezza gregaria vituperiamo e proponiamo di abolire furono istituiti dai padri della patria proprio per evitare di cadere sotto il giogo dell’assolutismo giudiziario, che è attualmente la vera ed unica forma di governo italica, tant’è vero che mentre la politica annaspa la magistratura fa invece il bello e il cattivo tempo. Il terrore è un fenomeno che storicamente abbiamo già conosciuto, persino in Italia, prima con l’intransigenza religiosa delle molte sette ereticali (calvinismo, luteranesimo, ecc.) e poi con l’inquisizione secolare delle varie repubbliche illuministe, patrie di legislatori draconiani e di boia. La Chiesa cattolica è stata fino a ieri baluardo e difesa contro simili aberrazioni, preghiamo che oggi si svegli dal sonno antidogmatico e torni a proclamare la sua sana dottrina, luce delle genti.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in Attualità, Cristianesimo, Diritto, Politica, Storia

 

Una passione quaresimale

Una donna quasi ottuagenaria si è uccisa gettandosi dal quarto piano della sua casa dopo l’ennesima riduzione della pensione. La miseria non è sostenibile secondo natura, se per un giovane può esser inevitabile pesare economicamente sulle spalle dei vecchi, per un vecchio è invece insopportabile gravare in qualsiasi modo sulle spalle dei giovani, l’istinto di conservazione della specie è generalmente più forte di quello di autoconservazione individuale e quando i due istinti entrano in conflitto per le circostanze dello spazio o del tempo, sovente l’uomo sceglie di morire piuttosto che sopravvivere vampirescamente ai suoi figli e nipoti. La cultura e la volontà di potenza possono talvolta stornare gli uomini dalla voce profonda dell’istinto, provocando così aberrazioni generazionali e delitti contro natura, ma se la mano della previdenza sociale improvvisamente cessa di elargire la sua elemosina e al contempo lo Stato affama fiscalmente il suo popolo, rivelando finalmente il suo volto tirannico, ecco che allora si reinnescano i meccanismi naturali di sopravvivenza della specie, che richiedono inesorabilmente il sacrificio della vita dei vecchi affinché possa fiorire quella dei giovani. Il problema qui è che non è la natura a chiedere sacrifici bensì un pantheon di dèi ignoti e impassibili che dai templi sereni della finanza osservano con distacco le sventure degli uomini, fingendo di compatirli attraverso i volti rugosi dei loro emissari politici ma di fatto ignorando i loro dolori e preghiere. Costoro sono come gli idoli di cui lamenta il Salmista: hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono. Attraverso la sua morte innocente Cristo ha certificato che il sacrificio non è divino ma satanico, e demoni perciò son coloro che lo richiedono o lo ispirano, santi invece coloro che vi si sottopongono con umiltà per la salvezza di molti. Il sangue è un liquido molto speciale, dice Mefistofele nel Faust, se versato mette in moto i canali invisibili della giustizia.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 03/04/2012)

 

Non licet esse christianos?

Proprio quando si credeva di averle sentite tutte veniamo a sapere che un’organizzazione di ricerca quotata come consulente speciale all’Onu ha proposto di eliminare la Divina Commedia dai programmi scolastici per via dei canti dove si offenderebbero ebrei, musulmani e omosessuali, o in alternativa di espungere dal testo i passi incriminati. Giungiamo così al compimento della dittatura del politicamente corretto, che è la categoria sotto cui si coagula l’ossequio idolatrico per i diritti dell’uomo a detrimento della verità, divenuta alla fine ancella dell’ideologia. La teoria illuministica del progresso, che prevede l’obliterazione dell’antico a favore del moderno, ha inficiato i canoni della cultura occidentale in modo da avviarla gradualmente al suo stadio terminale, anticamera della sua eutanasia da più parti invocata e favorita. Ora come estremo oltraggio si vuole portare anche Dante davanti al tribunale della ragione, quest’ultima fatta sdraiare nel letto procusteo della modernità, e insieme a Dante si presume il cristianesimo in toto se è vero che nella Commedia non è scritto nulla di scandaloso che non fosse già scritto nei Vangeli, in San Paolo o in San Tommaso. Abbiamo già espunto le radici cristiane dalla costituzione europea, vogliamo anche dichiarare fuorilegge il cristianesimo perchè discorde con le fisime e i vizi moderni? Giuliano l’Apostata aveva proibito ai cristiani di insegnare i classici, poiché ne insegnavano la propria lettura, ma siccome Dante è un autore difficilmente gestibile dai cantori dell’irenismo ateo (Benigni mentre spiega Dante rimane una figura comica) si preferirebbe cassarne del tutto l’insegnamento piuttosto che intervenire sugli insegnanti. Harold Bloom ha definito Dante e Shakespeare i due centri del canone letterario occidentale e ha profetizzato l’attacco multiculturalista ai due poeti: noi europei siamo orfani delle nostre glorie e come tanti piccoli Erostrato preferiamo dar fuoco ai templi antichi piuttosto che edificarne di nuovi.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 14/03/12)

 

Com’è profondo il mare

La Chiesa celebra il funerale di un cristiano in suffragio della sua anima, e al contempo rende onore alla sua gloria mondana. Che cos’hanno i farisei dell’ateolaicismo contro tutto ciò? Non può Cristo fare delle Sue cose (i sacramenti) ciò che vuole? O forse sono invidiosi perchè Egli è buono? Nella parabola dei lavoratori della vigna quelli assoldati alle nove del mattino si lamentano presso il proprio padrone per l’uguaglianza di trattamento ricevuto rispetto a quelli assoldati alle cinque del pomeriggio, appellandosi ad una giustizia distributiva per così dire “meritocratica”, che è la stessa che Annunziata vorrebbe si applicasse in chiesa nei confronti dei peccatori, essi dimenticano che la giustizia di Dio è assoluta, di fronte a Dio nessuno può vantare credito perciò o essa è applicata secondo carità oppure rimane per tutti insostenibile. A un peccatore è concesso lo stesso funerale di un santo, la scrematura fra i due avviene nell’ordine dell’invisibile, quando il segreto dei cuori viene pienamente rivelato alla luce del Giudizio divino, ma proprio su questo interviene criticamente la religione comunista la cui opera è di trasducere tutto l’invisibile nel visibile, ovvero di risolvere tutto il privato nel pubblico ad uso e consumo dell’Occhio onniveggente dei media, simbolo luciferino dell’uomo divinizzato. Ciò che i sacerdoti di questo culto idolatrico hanno trovato di detestabile in Lucio Dalla non è la sua religiosità ma la sua umiltà, opposto simmetrico dell’orgoglio (pride) che i femminielli come Busi e Grillini ostentano pubblicamente per dissimulare la naturale vergogna di una deviazione. Il cosiddetto “outing” è una confessione senza contrizione, chiama l’applauso di un’arena e non l’assoluzione di un confessore, perciò non c’è da stupirsi che chi sceglie la via del confessionale cattolico invece di quella del confessionale mediatico venga vergato e deriso anche da morto. Com’è profondo il mare, cantava lui, ma quanto più profondo è il mistero della salvezza di ognuno.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 07/03/2012)

 

A.A.A. capro espiatorio cercasi

Lasciata la carica di presidente del Consiglio a Berlusconi è succeduto subito Monti, morto un Papa se ne fa un altro, ma insieme con tale carica ha lasciato anche il ruolo di capro espiatorio nazionale, che rimane tuttora vacante in quanto non è un titolo politico bensì metafisico: quel che si dice che la politica è un teatro è vero ma nel senso che i suoi protagonisti sono sempre o tragici o comici -tertium non datur- e Berlusconi era indiscutibilmente tragico, perchè solo un tragico può condurre gli spettatori alla catarsi. Ora che il peso dei peccati di tutti non ha più larghe spalle su cui scaricarsi, chè Monti è per universale consenso avulso dalla dialettica della politica e quindi della colpa, le nostre croci sono diventate troppo pesanti da portare individualmente, per questo ci aggrappiamo più che volentieri a qualsiasi capitan Schettino o a qualunque evasore fiscale, figure simmetriche della nostra miseria gettate come zattere di salvezza nel mare in tempesta del nostro male occulto. “Dagli, dagli all’untore”, ma l’untore non si manifesta sulla scena del mondo, per questo persino la costruzione di un tunnel può diventare prezioso pretesto per immolarsi su una pira metallica dell’alta tensione o per chiamare la guerra sputando in faccia a un fiero soldato la propria piccolezza arrogante. In tempo di Quaresima sarebbe invece opportuno riscoprire il significato e la potenza del sacrificio di Cristo, che è Agnello di Dio ovvero capro espiatorio universale e definitivo degli uomini, e a chi partecipa di esso mediante il sacramento penitenziale è già stato tolto il suo peccato. Come fare? Lo ha spiegato il Papa su Twitter: segnare il percorso con preghiera, condivisione, silenzio e digiuno. Fra l’altro la Quaresima del professor Ratzinger è assai preferibile e assai meno dura della quaresima del professor Monti.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 03/03/2012)

 

“Gli Dèi accecano coloro che vogliono perdere”

Apprendiamo che i primi nati d’Italia nel 2012 si chiamano Sofia, Linda e Takwa, la prima vietnamita, la seconda italiana e la terza tunisina. Questa proporzione è sufficiente a dare una chiara idea di come sarà l’Italia fra 20 o al massimo 25 anni, quando le generazioni ora nascenti saranno cresciute e si prepareranno giustamente a scalzare le generazioni mature che al loro tempo non hanno figliato, la natura non ammette vuoti e se un intero popolo rimane senza eredi sono altri a ereditare la sua terra. Già in altri tempi abbiamo subito la minaccia islamica e quella orientale-gnostica, ma non era mai capitato che la cultura occidentale arrivata al suo termine nichilistico sterilizzasse i ventri materni al punto da impedire un ricambio generazionale, che è tradizionalmente la via maestra per conservare e rinnovare eserciti, costumi e religione in una nazione. Il cristianesimo ha una propria potenza generativa che non dipende dalla fitness genetica dei suoi fedeli, semmai è sostenuta dalla fitness spirituale dei suoi martiri e santi ma dipende principalmente dalla Presenza cristica che lo anima, per cui non è la salvezza della Chiesa universale a esser messa in discussione bensì quella della civiltà che da oltre due millenni le si è alleata e ha prosperato al suo riparo fino a diventarle infine nemica. Rischiamo di estinguerci come vecchi dinosauri e intanto aiutiamo con parole e opere la sorte fatale, alla fine moriremo per mano dei nostri diritti umani e civili, idoli di carta per cui tanto irrazionalmente abbiamo lottato; ha ragione De Sade a descrivere l’uomo come l’unico animale perverso in natura, ovvero l’unico che mentre muore si affanna ad accellerare il processo facendosi del male. Linda, salvaci tu!

 

Il sonno della ragione genera Monti

I comunisti, svegliati da Monti dal sonno antiberlusconiano, sono subito ricaduti nel sonno anticattolico, per cui la Chiesa e i suoi istituti di carità esenti (per ora) dall’ICI si preparano a essere nella vulgata mediatica il capro espiatorio del debito pubblico, come in epoca risorgimentale lo furono della debolezza del nuovo Stato unitario. Vogliamo iniziare a tassare anche l’elemosina adesso? Keynes diceva con tipico humor inglese che “saremmo capaci di spegnere il Sole e le stelle perchè non pagano un dividendo”, un motto satirico perfettamente applicabile allo spirito di questo governo di ottimati e anche ai suoi oppositori demagoghi a là Di Pietro o a là Camusso, che piangono specularmente all’ipocrita ministro Fornero sul proverbiale latte versato. La demagogia, come ha ricordato ieri Ferrara, è l’arte di sfruttare il pubblico malcontento per interessi privati, ideologici o lucrativi che siano. Ora mentre nulla si fa per recidere i tentacoli della piovra finanziaria avviluppata alla nostra patria, al contrario le ci si offre in pasto senza nemmeno combattere, si pretende al contempo di raggranellare gli spiccioli rimasti sul fondo del borsello andando a bussare alla porta di sagrestie e conventi per rendere equa la povertà. Ma quando infine saremo tutti ugualmente poveri, che è poi l’ideale comunista ripreso da questo governo sotto la dicitura di “equità”, chi farà la carità al povero? Da chi andremo? Allora malediremo Monti, Napolitano e la Goldman Sachs, e ci pentiremo di aver spinto Berlusconi alla ritirata con ogni mezzo lecito e illecito, ma a quel punto sarà troppo tardi. Solo un Dio ci può salvare.