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Archivio mensile:settembre 2012

Un’apologia di Sallusti

La tirannia della magistratura è davvero l’esito finale della democrazia, come ha predetto Gomez Davila, e il caso di Sallusti è solo l’ultimo di una lunga serie di ingiustizie perpetrate dalla spudorata arroganza delle toghe italiche, che col pretesto di applicare letteralmente la legge si ergono a oppressori di un intero popolo. Questa è un’involontaria conferma di San Paolo, la lettera uccide anche quando si tratta di leggere una carta costituzionale o un codice di diritto, la verità della legge vive invece nel suo spirito, come ha inteso Montesquieu, perciò solo leggendola nello stesso spirito dei legislatori che l’hanno scritta si ritroverà tale sua verità; altrimenti la legge è menzogna, e come tale può essere voltata e rivoltata in qualunque senso piaccia al giudice, e comunque sempre a danno dell’uomo che capita sotto la sua scure. Ora Mussolini voleva che il carcere impedisse al cervello di Gramsci di funzionare, perché ne temeva il potenziale eversivo, sembra che allo stesso modo si sia deciso di agire contro Sallusti, poichè evidentemente i vegliardi inzibellinati erano intimiditi dalla sua penna, che davvero può ferire i superbi più della spada. Nella storia la democrazia si è macchiata del sangue di Socrate e di molti altri innocenti, rei per lo più di averla svergognata di fronte al tribunale della ragione o a quello più elevato di Dio, oggi essa non arriva più a dare la morte solo per scrupolo filantropico ma intanto prepara per le sue vittime una sorte peggiore, che è la persecuzione giuridica e mediatica usque ad mortem, come per Moroni e molti altri indagati di Mani Pulite. Eppure nessuna ingiustizia può restare impunita, il sangue degli innocenti grida vendetta al cospetto di Dio e nell’ordine dei secoli la vendetta non ha mai tardato ad arrivare sopra a tutte le nazioni ingiuste, come Atene così l’URSS e ora l’Italia, che danza sull’orlo dell’abisso e non lo sa.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 27/09/12)

 
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Pubblicato da su 27 settembre 2012 in Attualità, Diritto, Filosofia, Politica, Storia

 

La porcilaia democratica

La democrazia è il regime dei porci, lo sapeva già Platone che di politica se ne intendeva. Chi si indigna per Fiorito e per i suoi bagordi dionisiaci è un ingenuo o un ipocrita perchè non conosce la genealogia democratica del potere oppure aspira segretamente a innestarsi in essa: la transizione dal dominio aristocratico a quello popolare non ha nobilitato i servi, che sotto alla giacca e alla cravatta di Marinella conservano ancora le vestigia dialettali, fisiognomiche e morali dei loro umili avi, ma li ha solo imborghesiti e insuperbiti, al punto che hanno creduto di essere uguali a quegli antichi signori che hanno a loro tempo destituito. La decadenza è un fenomeno a cui sono soggette tutte le forme politiche, ma la decadenza democratica è la peggiore di tutte sia per la natura comica dei soggetti coinvolti, personaggi ascrivibili a una fabula milesia o a una novella boccaccesca, sia per la pericolosità del suo esito, che è di solito una palingenesi dittatoriale. Quest’ultima in verità è già avvenuta con la destituzione di Berlusconi, che al contrario dei suoi avversari e detrattori è un sincero democratico, vorrebbe l’amore del popolo ancor più del suo consenso, e si vuole ora ripeterla in piccola scala nel Lazio, poichè nulla insegna la storia agli uomini stolti.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 25/09/12)

 
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Pubblicato da su 25 settembre 2012 in Attualità, Politica