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Archivio mensile:marzo 2012

La lupa dantesca

Un top manager di Goldman Sachs si è dimesso dalla sua carica, e le motivazioni addotte saranno per molti illuminanti: il banchiere racconta di un ambiente lavorativo “tossico e distruttivo” e rivela la freddezza con cui gli esimi colleghi si ingegnano ogni giorno a truffare i clienti. Dal mondo classico ci è stato tramandato che Mercurio è protettore al contempo dei mercanti e dei ladri, categorie cogeneri per sostanza dell’opera economica, e chi conosce il Vangelo sa che il principe di questo mondo è sempre disponibile a concedere il potere temporale su di esso a chiunque si prostri ad adorarlo, persino Cristo ne fu tentato. Non stupisce perciò udire in quale sorta di girone infernale operano e lavorano i novelli principini di questo mondo, che non sono più teste coronate gaudenti o fanatici rivoluzionari a cavallo bensì austeri guru della finanza globale. La defezione pubblica di uno rivela l’afflizione segreta di tutti: se nel foro della coscienza i mercanti conducono giornalmente la compravendita truffaldina dei debiti e delle altrui vite all’ingrosso, nella spelonca dell’inconscio invece il verme della colpa rode nottetempo il fegato dei ladri, che come quello del ladro Prometeo ricresce ogni mattina per la sua tortura eterna, secondo la giustizia di Giove. Gli alti compensi dei manager e dei grandi dirigenti di settore sono in tal senso gli oppiacei più efficaci per alleviare il dolore e obliare le colpe, il che però non significa cancellarle ma solo gettarle più in fondo nell’abisso da cui di nuovo comunque usciranno, torrenziali e dirompenti, quando il minimo soffio di vento spalancherà le porte degli inferi che in noi si affacciano. Così è accaduto a questo pubblicano americano, che non sopportando più la pena interiore ha strappato il velo di Maya della finanza e ha quindi esposto un minimum degli orrori satanici che vi si celano dietro. Essa è la lupa dantesca, “che di tutte brame/sembiava carca ne la sua magrezza,/e molte genti fe’ già viver grame”.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 15/03/12)

 
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Pubblicato da su 15 marzo 2012 in Attualità, Economia, Filosofia

 

Non licet esse christianos?

Proprio quando si credeva di averle sentite tutte veniamo a sapere che un’organizzazione di ricerca quotata come consulente speciale all’Onu ha proposto di eliminare la Divina Commedia dai programmi scolastici per via dei canti dove si offenderebbero ebrei, musulmani e omosessuali, o in alternativa di espungere dal testo i passi incriminati. Giungiamo così al compimento della dittatura del politicamente corretto, che è la categoria sotto cui si coagula l’ossequio idolatrico per i diritti dell’uomo a detrimento della verità, divenuta alla fine ancella dell’ideologia. La teoria illuministica del progresso, che prevede l’obliterazione dell’antico a favore del moderno, ha inficiato i canoni della cultura occidentale in modo da avviarla gradualmente al suo stadio terminale, anticamera della sua eutanasia da più parti invocata e favorita. Ora come estremo oltraggio si vuole portare anche Dante davanti al tribunale della ragione, quest’ultima fatta sdraiare nel letto procusteo della modernità, e insieme a Dante si presume il cristianesimo in toto se è vero che nella Commedia non è scritto nulla di scandaloso che non fosse già scritto nei Vangeli, in San Paolo o in San Tommaso. Abbiamo già espunto le radici cristiane dalla costituzione europea, vogliamo anche dichiarare fuorilegge il cristianesimo perchè discorde con le fisime e i vizi moderni? Giuliano l’Apostata aveva proibito ai cristiani di insegnare i classici, poiché ne insegnavano la propria lettura, ma siccome Dante è un autore difficilmente gestibile dai cantori dell’irenismo ateo (Benigni mentre spiega Dante rimane una figura comica) si preferirebbe cassarne del tutto l’insegnamento piuttosto che intervenire sugli insegnanti. Harold Bloom ha definito Dante e Shakespeare i due centri del canone letterario occidentale e ha profetizzato l’attacco multiculturalista ai due poeti: noi europei siamo orfani delle nostre glorie e come tanti piccoli Erostrato preferiamo dar fuoco ai templi antichi piuttosto che edificarne di nuovi.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 14/03/12)

 

Com’è profondo il mare

La Chiesa celebra il funerale di un cristiano in suffragio della sua anima, e al contempo rende onore alla sua gloria mondana. Che cos’hanno i farisei dell’ateolaicismo contro tutto ciò? Non può Cristo fare delle Sue cose (i sacramenti) ciò che vuole? O forse sono invidiosi perchè Egli è buono? Nella parabola dei lavoratori della vigna quelli assoldati alle nove del mattino si lamentano presso il proprio padrone per l’uguaglianza di trattamento ricevuto rispetto a quelli assoldati alle cinque del pomeriggio, appellandosi ad una giustizia distributiva per così dire “meritocratica”, che è la stessa che Annunziata vorrebbe si applicasse in chiesa nei confronti dei peccatori, essi dimenticano che la giustizia di Dio è assoluta, di fronte a Dio nessuno può vantare credito perciò o essa è applicata secondo carità oppure rimane per tutti insostenibile. A un peccatore è concesso lo stesso funerale di un santo, la scrematura fra i due avviene nell’ordine dell’invisibile, quando il segreto dei cuori viene pienamente rivelato alla luce del Giudizio divino, ma proprio su questo interviene criticamente la religione comunista la cui opera è di trasducere tutto l’invisibile nel visibile, ovvero di risolvere tutto il privato nel pubblico ad uso e consumo dell’Occhio onniveggente dei media, simbolo luciferino dell’uomo divinizzato. Ciò che i sacerdoti di questo culto idolatrico hanno trovato di detestabile in Lucio Dalla non è la sua religiosità ma la sua umiltà, opposto simmetrico dell’orgoglio (pride) che i femminielli come Busi e Grillini ostentano pubblicamente per dissimulare la naturale vergogna di una deviazione. Il cosiddetto “outing” è una confessione senza contrizione, chiama l’applauso di un’arena e non l’assoluzione di un confessore, perciò non c’è da stupirsi che chi sceglie la via del confessionale cattolico invece di quella del confessionale mediatico venga vergato e deriso anche da morto. Com’è profondo il mare, cantava lui, ma quanto più profondo è il mistero della salvezza di ognuno.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 07/03/2012)

 

A.A.A. capro espiatorio cercasi

Lasciata la carica di presidente del Consiglio a Berlusconi è succeduto subito Monti, morto un Papa se ne fa un altro, ma insieme con tale carica ha lasciato anche il ruolo di capro espiatorio nazionale, che rimane tuttora vacante in quanto non è un titolo politico bensì metafisico: quel che si dice che la politica è un teatro è vero ma nel senso che i suoi protagonisti sono sempre o tragici o comici -tertium non datur- e Berlusconi era indiscutibilmente tragico, perchè solo un tragico può condurre gli spettatori alla catarsi. Ora che il peso dei peccati di tutti non ha più larghe spalle su cui scaricarsi, chè Monti è per universale consenso avulso dalla dialettica della politica e quindi della colpa, le nostre croci sono diventate troppo pesanti da portare individualmente, per questo ci aggrappiamo più che volentieri a qualsiasi capitan Schettino o a qualunque evasore fiscale, figure simmetriche della nostra miseria gettate come zattere di salvezza nel mare in tempesta del nostro male occulto. “Dagli, dagli all’untore”, ma l’untore non si manifesta sulla scena del mondo, per questo persino la costruzione di un tunnel può diventare prezioso pretesto per immolarsi su una pira metallica dell’alta tensione o per chiamare la guerra sputando in faccia a un fiero soldato la propria piccolezza arrogante. In tempo di Quaresima sarebbe invece opportuno riscoprire il significato e la potenza del sacrificio di Cristo, che è Agnello di Dio ovvero capro espiatorio universale e definitivo degli uomini, e a chi partecipa di esso mediante il sacramento penitenziale è già stato tolto il suo peccato. Come fare? Lo ha spiegato il Papa su Twitter: segnare il percorso con preghiera, condivisione, silenzio e digiuno. Fra l’altro la Quaresima del professor Ratzinger è assai preferibile e assai meno dura della quaresima del professor Monti.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 03/03/2012)

 

Uomini, mezz’uomini, ominicchi e quaquaraquà

Il video del manifestante No Tav che schernisce e insulta il carabiniere in armi, tentando di provocarne la reazione e poter così gridare alla violenza subita, è un ritratto morale della nazione per come essa è divisa non fra diverse tifoserie politiche ma fra differenti razze spirituali. Dopo la battaglia di Valle Giulia un intellettuale di sinistra come Pasolini scrisse una poesia in difesa dei poliziotti malmenati, veri figli dei poveri, contro la protervia dei figli di papà sessantottini, nuove leve del radicalismo utopista e violento. Oggi si ripete questa polarizzazione degli spiriti in blocchi contrapposti, tramontata l’ideologia comunista e fascista non rimane altro che la miseria dell’ecologia ad attrarre i giovani borghesi, frutti marci del progresso e anime piene di vizi, verso uno sfogo giustificato della loro violenza endemica. La cultura dei diritti separata da quella dei doveri è un veleno per le anime nascenti, che imparano così a pensare ogni cosa come dovuta e di conseguenza si schiantano sullo scoglio di ogni divieto e di ogni diniego, naufragio della loro volontà di potenza e dunque pretesto scatenante della loro follia esplosiva o implosiva. Il teppismo politicamente corretto sancisce inoltre il fallimento della scuola pubblica obbligatoria, che in nome del progresso e della modernità ha abbandonato ogni residuo di codice militare, pietra lidia della pedagogia, in favore di protocolli didattici capaci non di educare ma casomai di corrompere una generazione. A quanto pare un uomo può imparare più in un anno da militare che in dieci anni da studente, quello che a noi pare lo stoicismo di un uomo saggio davanti alla stupidità di un quaquaraquà è in realtà l’obbedienza del milite all’ordine del suo superiore, che vale più della sua rabbia per le offese ricevute: ubi maior minor cessat. Ma noi siamo passati dal riconoscere caricature infernali di autorità (i vari ducioni) al non riconoscere autorità alcuna, che è premessa della peggior schiavitù.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 01/03/2012)

 
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Pubblicato da su 1 marzo 2012 in Attualità, Filosofia, Politica