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Archivio mensile:gennaio 2012

Dum Romae consulitur, Cortina expugnatur

In tempo di persecuzioni fiscali anche la rete è contagiata dal panico morale dell’evasore, ora la caccia si estende anche ai social network e ai blog dove la frustrazione epidemica dei tartassati, provvidamente purificata nel lavacro del moralismo cattolico e ovviamente giustificata dalle esortazioni parenetiche istituzionali, si può finalmente trasmutare in lotta di rivalsa contro chi per scaltrezza personale o fortuna professionale riesce a fuggire lo Stato esattore, lo stigma della delazione assurge nel superforo virtuale ad atto lodevole e doveroso. Divide et impera, questa è l’astuzia dei tiranni che mettendo in un popolo gli uni contro gli altri si assicurano il potere, mentre lo Stato moderno si fonda con Hobbes per impedire il conflitto di tutti contro tutti, col governo dei finanzieri cattedrati lo stesso Stato si serve invece di tale conflitto per prosperare, unico fra tutti nell’equità formale ma irreale della miseria distribuita. Che la colpa della presente crisi e dell’ipertassazione attuale sia in toto o in gran parte degli evasori fiscali è un assunto indimostrabile secondo la moderna logica finanziaria, lo Stato non tassa perchè i cittadini evadono le sue imposte, ma al contrario i cittadini evadono perchè lo Stato tassa le loro entrate senza dare in cambio benefici commisurati al sacrificio compiuto, il che fa scattare la fuga dal penitenziario erariale per chi non è legato alla catena di un salario. Le nostre tasse sono gli spiccioli del caffè della grande finanza mondiale, elettrice di Monti e vera responsabile di questa crisi, ora si vogliono pagare pure le brioches di asburgica memoria sguinzagliando un’armata di pubblicani inquisitori e missi dominici con licenza morale di atterrire i restii a versare il consistente obolo del suddito. In tal modo Cortina e Portofino divengono nell’immaginario comune le roccaforti di un’oscura ingiustizia, da espugnarsi in ogni modo per acquietare l’ira della plebe, per la quale mal comune è mezzo gaudio.

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2012 in Attualità, Economia, Politica

 

L’invasione (finanziaria) d’Ungheria

La polemica dell’Unione Europea sul caso ungherese è falsa e pretestuosa, come lo è stata quella più sottile e malcelata nel ghigno di Merkel e Sarkozy contro Berlusconi. A quest’ultimo hanno sostituito un Pilato del fisco, umile proconsole nel vasto impero finanziaro e dittatore intransigente nella sua provincia italica, e ora gli stessi funzionari di Bruxelles fingono di preoccuparsi della svolta autoritaria dell’Ungheria, mentre ciò che davvero gli toglie il sonno è la pericolosa indipendenza dell’economia ungherese dalla BCE sotto la guida di un principe autarchico. Cosa può succedere infatti se l’Ungheria si rifiuta di pagare il debito contratto con l’Europa e procede per la sua strada? Si aprono due possibili vie: o l’Ungheria fallisce e allora non sarà del tutto più in grado di saldare quel debito, a danno dei suoi creditori strozzini, oppure la sua economia rifiorisce e con essa la vita del popolo magiaro, e allora tutti fiuteranno l’inganno dell’eurocrazia e si accoderanno subito agli ungheresi per abbandonare il Titanic eurofinanziario, e di conseguenza l’euro in quanto misura e veicolo del suo naufragio. Viktor Orban con tutta la sua guerriera fierezza di razza e di nazione ha portato l’UE davanti al suo definitivo banco di prova, per questo siamo tutti legati a doppio filo al destino dell’Ungheria, che smaschererà forse la malizia dei nuovi nemici come ha smascherato a suo tempo (1956!) quella dei vecchi, i comunisti oggi divenuti tutti devoti sacerdoti e solerti scribi del capitalismo selvaggio. La finanza è l’arte del ricatto incruento, e come potranno le cancellerie massoniche impedire al principe ungherese di reintrodurre Dio nella costituzione e il cristianesimo nella vita del popolo se egli taglia loro i mezzi per controllarlo, ovvero si svincola dal loro ricatto finanziario eufemisticamente chiamato “aiuto”? Attenti a voi! La corona del santo re Stefano recinta i confini di questa nazione, chi la insidia conosca dunque il rischio che corre.

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2012 in Attualità, Economia, Politica, Storia

 

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“Gli Dèi accecano coloro che vogliono perdere”

Apprendiamo che i primi nati d’Italia nel 2012 si chiamano Sofia, Linda e Takwa, la prima vietnamita, la seconda italiana e la terza tunisina. Questa proporzione è sufficiente a dare una chiara idea di come sarà l’Italia fra 20 o al massimo 25 anni, quando le generazioni ora nascenti saranno cresciute e si prepareranno giustamente a scalzare le generazioni mature che al loro tempo non hanno figliato, la natura non ammette vuoti e se un intero popolo rimane senza eredi sono altri a ereditare la sua terra. Già in altri tempi abbiamo subito la minaccia islamica e quella orientale-gnostica, ma non era mai capitato che la cultura occidentale arrivata al suo termine nichilistico sterilizzasse i ventri materni al punto da impedire un ricambio generazionale, che è tradizionalmente la via maestra per conservare e rinnovare eserciti, costumi e religione in una nazione. Il cristianesimo ha una propria potenza generativa che non dipende dalla fitness genetica dei suoi fedeli, semmai è sostenuta dalla fitness spirituale dei suoi martiri e santi ma dipende principalmente dalla Presenza cristica che lo anima, per cui non è la salvezza della Chiesa universale a esser messa in discussione bensì quella della civiltà che da oltre due millenni le si è alleata e ha prosperato al suo riparo fino a diventarle infine nemica. Rischiamo di estinguerci come vecchi dinosauri e intanto aiutiamo con parole e opere la sorte fatale, alla fine moriremo per mano dei nostri diritti umani e civili, idoli di carta per cui tanto irrazionalmente abbiamo lottato; ha ragione De Sade a descrivere l’uomo come l’unico animale perverso in natura, ovvero l’unico che mentre muore si affanna ad accellerare il processo facendosi del male. Linda, salvaci tu!