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Archivio mensile:dicembre 2011

Napolitanodonosor

Napolitano si è fatto garante di un governo da lui stesso eletto, il che è il rovesciamento del nostro sistema repubblicano in cui è il governo eletto dal popolo a dover garantire per la legittimità ed autorevolezza del presidente della Repubblica. La questione è annosa: chi giudica un giudice? La risposta è: un altro giudice! Nel caso del presidente della Repubblica però non c’è un’altra carica paritetica che possa giudicarlo (ovvero misurarne l’operato politico sul regolo costituzionale), se non la presidenza del Consiglio, che però nel nostro caso è stata nominata dallo stesso Napolitano, come se l’imputato si fosse scelto il proprio giudice prima di avviarsi a processo. Ora se Monti dà la sua fiducia a Napolitano e Napolitano simmetricamente la ricambia si cade in un circolo vizioso, l’uno è emanazione dell’altro e nessuno dei due è perciò legittimato a governare nel nome del popolo italiano, che è stato depredato della propria sovranità e solo per narcosi culturale non ha ancora reagito con la stessa ira che invece i preti del radicalismo intellettuale e giornalistico gli avevano instillato contro Berlusconi, usato come capro espiatorio in un rituale immondo. Siamo una nazione schiava, ancora un poco e inizieremo a intonare il nostro “Va, pensiero” ricordando i fasti dell’era berlusconiana, che nel complesso della nostra storia degli ultimi 150 anni è stata realmente il male minore. Alla fine il Caimano non era poi così megalomane.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, il 21/12/11)

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Pubblicato da su 22 dicembre 2011 in Attualità, Diritto, Filosofia, Politica

 

Il sonno della ragione genera Monti

I comunisti, svegliati da Monti dal sonno antiberlusconiano, sono subito ricaduti nel sonno anticattolico, per cui la Chiesa e i suoi istituti di carità esenti (per ora) dall’ICI si preparano a essere nella vulgata mediatica il capro espiatorio del debito pubblico, come in epoca risorgimentale lo furono della debolezza del nuovo Stato unitario. Vogliamo iniziare a tassare anche l’elemosina adesso? Keynes diceva con tipico humor inglese che “saremmo capaci di spegnere il Sole e le stelle perchè non pagano un dividendo”, un motto satirico perfettamente applicabile allo spirito di questo governo di ottimati e anche ai suoi oppositori demagoghi a là Di Pietro o a là Camusso, che piangono specularmente all’ipocrita ministro Fornero sul proverbiale latte versato. La demagogia, come ha ricordato ieri Ferrara, è l’arte di sfruttare il pubblico malcontento per interessi privati, ideologici o lucrativi che siano. Ora mentre nulla si fa per recidere i tentacoli della piovra finanziaria avviluppata alla nostra patria, al contrario le ci si offre in pasto senza nemmeno combattere, si pretende al contempo di raggranellare gli spiccioli rimasti sul fondo del borsello andando a bussare alla porta di sagrestie e conventi per rendere equa la povertà. Ma quando infine saremo tutti ugualmente poveri, che è poi l’ideale comunista ripreso da questo governo sotto la dicitura di “equità”, chi farà la carità al povero? Da chi andremo? Allora malediremo Monti, Napolitano e la Goldman Sachs, e ci pentiremo di aver spinto Berlusconi alla ritirata con ogni mezzo lecito e illecito, ma a quel punto sarà troppo tardi. Solo un Dio ci può salvare.

 

“E’ lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?” (Lc 20, 22)

Ai farisei che con malizia chiedevano a Gesù se fosse giusto pagare il tributo a Cesare, Egli chiede di rimando di chi è l’immagine impressa su ciascun denario. La moneta è il mezzo concesso da una potestas politica al suo popolo per acquisire beni in modo giusto, ovvero attribuendo a ciascuno il suo e non recando danno a nessuno, cosa impossibile da determinare in un sistema di baratto; la legittimità di un commercio è garantita solo dall’autorità politica a cui è associato il mezzo del commercio stesso, ogni compratore e ogni venditore al mercato possono essere sicuri che il denaro scambiato corrisponda realmente a un bene reale, e non sia solo carta straccia o metallo rugginoso, solamente in forza di quella potestas garante che non solo ha stampato quel denaro (anche i falsari stampano il loro denaro ma non se ne possono fare garanti, in questo stà il loro peccato) ma che gli ha anche dato un valore reale al fine di commercio in tutte le contrade su cui essa si estende. Essendo dunque una sua concessione originaria, lo stato tiene per sè il diritto di chiedere indietro al popolo parte di questo denaro come obolo per le sue spese, che a loro volta dovrebbero servire al bene dei cittadini. Nel nostro caso però avviene un corto circuito singolare, perchè la moneta con cui noi quotidianamente commerciamo non è stata stampata dalla potestas nazionale che ufficialmente la incassa bensì da una potestas sovranazionale e invisibile, peraltro politicamente infondata, l’Euro è una moneta straniera il cui Cesare senza volto resta la BCE (non l’Unione Europea), per questo oggi Monti e dietro di lui Merkel possono permettersi di dissanguare i cittadini del Sud Europa sull’altare del debito, che è per l’appunto un debito congenito alla stessa moneta con cui lo ripaghiamo. Ha ragione Bossi, l’unico modo per sfuggire a questa spirale infernale, che ormai avviata difficilmente potrà arrestarsi, è ricorrere alla secessione, a patto che questa implichi un’indipendenza dall’Euro.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, il 07/12/11)

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2011 in Attualità, Economia, Filosofia, Politica

 

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