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Archivio mensile:novembre 2011

Nel paese degli Struldbrugs

Jonathan Swift ha immaginato una nazione di uomini immortali, condannati perciò a un invecchiamento infinito. Costoro dopo una certa età erano dichiarati legalmente morti, i loro beni passati ai loro eredi e i loro impieghi lavorativi terminati al fine di impedire il collasso della nazione e delle generazioni sotto al peso insostenibile di una gerontocrazia vampirica, che oggi noi chiameremmo casta. Dai classici abbiamo imparato che nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli, oggi invece rischiamo di sopravvivere anche ai nostri nipoti se è vero che vivremo fino a 120 anni, l’incubo letterario di Swift tramutato nel sogno scientifico di Don Verzè per sottrarci al quale ci affidiamo all’eutanasia elvetica, che è in sostanza la riduzione della morte a procedura bancaria. Anche per la vita, così come per la politica, si coltiva nei più la convinzione che sia un problema tecnico alla cui risoluzione possono essere deputati dei professionisti titolati, mentre essa è un problema metafisico che nessun boia in camice può risolvere ma al contrario può solo confermare, puntualizzando l’impotenza dell’uomo nel momento stesso in cui ratifica la sua volontà suicida. Ma la banalità del nostro male è tale che anche la peggiore nefandezza risulta incontestabile nel foro e sacrosanta agli occhi dei gentili.

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Pubblicato da su 30 novembre 2011 in Attualità, Diritto, Filosofia, Scienza

 

O la borsa o la vita!

Mutatis mutandis l’Italia ha già conosciuto un momento storico di sudditanza alla Germania e il nostro dictator di allora Mussolini ha pagato quella “cessione di sovranità nazionale”, come la chiamerebbe il nostro dictator di oggi Monti, prima con la vita e poi con una damnatio memoriae perenne. Togliere il denaro è togliere la vita, per questo i ladri offrono una scelta paritaria alle loro vittime, il fatto che si sia passati dalla guerra ideologica alla guerra economica non tranquillizza dunque il popolo italiano, che oggi come allora si sente trascinato contro la propria volontà in un disastro di proporzioni colossali, al tempo aveva il nome di Tripolitania e di leggi razziali e ora ha il nome di Eurozona e di misure fiscali.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, il 30/11/11)

 
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Pubblicato da su 30 novembre 2011 in Attualità, Economia, Politica, Storia

 

Dalla seconda repubblica alla repubblica di Platone

Un governo di professori è la caricatura ultima del sogno platonico che prevedeva l’insediamento dei filosofi sul trono lasciato vuoto dai re omerici, che erano politici e guerrieri valorosi ridotti in tale visione a guardia pretoriana della casta illuminata. Il marxismo sulla base della sua dottrina scientifica ha creato governi di tecnici ovunque si è diffuso, con i risultati che tutti conosciamo, e le SS tenevano la “Repubblica” di Platone nello zainetto come manuale principe di dottrina politica, è quindi lecito dubitare che i cosiddetti liberali, i quali sostengono apertamente il governo Monti al fianco di comunisti (Bersani) e fascisti (Fini), abbiano mai letto il liberale Popper, che ha trovato proprio in Platone e nella sua idea di un governo di illuminati la radice prima di ogni totalitarismo moderno. Spodestato Berlusconi sembra che sia caduto in disgrazia anche il liberalismo, del quale gli ultimi e legittimi alfieri non sono Alfano e Letta bensì Bossi e Maroni. Forse che la patria, avversata nei fatti dagli stessi ipocriti che a parole l’hanno esaltata nella ricorrenza dell’Unità, sarà salvata proprio da quei barbari sognatori che hanno teorizzato la secessione? Da Vico abbiamo appreso che la storia è governata dall’eterogenesi dei fini!

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2011 in Diritto, Economia, Filosofia, Politica

 

O Franza o Spagna, comunque non se magna

Un impero è un corpo di province accentrato in un’unica assemblea sovrana o in un unico sovrano d’asseblea, all’interno della cui estensione solo alcuni sono cittadini con pieni diritti, tutti gli altri sono sudditi sottoposti alle condizioni politiche ed economiche del conquistatore. Nel caso dell’UE manca la condizione fondamentale affinchè si possa parlare di impero, ovvero l’unicità di un governo politico di cui i vari governi nazionali sarebbero non membri ma rappresentanti. Il parlamento di Strasburgo non può espropriare i parlamenti nazionali del loro potere esecutivo, per ovviare a questo limite le cancellerie europee si servono della leva finanziaria per introdurre i loro uomini di fiducia nei governi nazionali e creare così direttori proconsolari (noi li chiamiamo ipocritamente “governi tecnici”) per orientare le decisioni economiche e politiche di una nazione in senso chiaramente filoeuropeo. In questo senso non solo diventa impossibile per un popolo sovrano vedere attuato il programma che lui ha scelto alle urne, ma diventa impossibile anche fare opzione di euroscetticismo o addirittura di antieuropeismo, come fa ad esempio la Lega, smarcandosi così dal giogo dei burocrati stranieri. E’ appena accaduto alla Grecia con Papademos e accadrà ora all’Italia con Monti, non le nazioni più fragili ma quelle meno legate alla catena della BCE serviranno da pasto per il Cerbero franco-tedesco, che ora in tempo di vacche magre deve fagocitare i concorrenti per poter sopravvivere. Il popolo islandese ha contrattaccato questra strategia con forza e infine ha vinto contro il Golia europeo, ma il popolo italiano ha storia e inclinazione differenti, non per viltà ma forse per assuefazione alla servitù non reagisce con orgoglio latino come ci si aspetterebbe, anzi alcuni stolti persino festeggiano la sostituzione di Berlusconi con un ragioniere di banca, ignari che per far quadrare i conti ogni tecnico sa che bisogna fare sacrifici umani al pantheon della finanza.

 
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Pubblicato da su 13 novembre 2011 in Attualità, Economia, Filosofia, Politica