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L’occhio spirituale di Legione

22 Set

A Gesù che incontra sulla sua strada due uomini indemoniati il loro spirito infernale gli domanda con stizza: “Che c’è fra me e te, Figlio di Dio? Sei venuto qua prima del tempo a tormentarci?” (Mt 8, 29). Allo stesso modo intorno a Benedetto XVI sembra scatenarsi il pandemonio ogni volta che si reca in viaggio in qualche paese europeo, folle di indemoniati travestiti da mostri oppure elegantemente incravattati creano il subbuglio per le strade, intorno ai parlamenti e davanti alle chiese, portando la lordura della profanazione e del sacrilegio oltre la soglia del male ordinario e razionalmente comprensibile. I sociologi e i diplomatici credono che tale fenomeno sia da ricondurre a un presunto deficit comunicativo di questo Papa, come se la gentilezza o la timidezza fossero ragioni sufficienti per provocare la follia altrui, mentre non capiscono che esso va ad onore di B-XVI come titolo di santità. I nemici di Ratzinger non sanno perchè la sua semplice visione li ripugna e li infiamma, adducono pretesti morali o ideali per colmare il vuoto di ragione fra l’emozione e l’azione, ma l’occhio dei loro diavoli custodi vede lo Spirito che sta oltre la cortina del corpo e dell’anima…dunque loro sì che sanno il perchè bisogna assolutamente istigare gli uomini contro questo Papa! Finchè la luce della santità non viene a turbare questo mondo gli uomini sotto il giogo del Maligno sono anche ben disposti a stringere concordati politici con le religioni, persino con la religione cristiana, e a tollerarne la presenza pubblica, ma non appena un raggio divino tocca il microcosmo invisibile del peccato tutti gli acari spirituali vanno nel panico e nel tentativo disperato di salvarsi spingono i loro ospitanti alla persecuzione contro i santi di Dio, dopodichè li precipitano nell’abisso del delirio scomposto, come quei demoni che scacciati da Gesù dentro a un branco di porci li condussero tutti a gettarsi a precipizio nel mare e a perire nell’acqua (cfr. Mt 8, 32). Col pretesto umanitario di condannare i crimini dei pedofili si giunge a ghermire la veste bianca di Pietro nella speranza di potersela un giorno giocare a dadi, gli stessi prelati tedeschi, accecati dalla luce di Lucifero, premono non per la purificazione della Chiesa (Reiningung), che passa dalla porta stretta della preghiera, del confessionale e degli atti penitenziali prescritti, bensì per la distruzione della Chiesa (Ueberwindung)…e ciò, pensano, per il suo stesso bene! Massima è qui la menzogna, e infatti riscuote massimo successo sia fra atei che fra credenti, i quali in virtù di questo abbandonano i Sacramenti. Il lupo dell’acre superbia entra in noi travestito da agnello della giusta indignazione, quando è scoperto di solito è troppo tardi e ha già mosso qualche scisma o eresia in seno alla Chiesa, la purezza originaria della dottrina e dei costumi religiosi è l’esca con cui anche un monaco serio come Lutero fu preso all’amo e diede inizio al dramma del protestantesimo, che è la tentazione di ogni epoca in cui i liquami del peccato ricoprono più vistosamente gli abiti talari, provocando scandalo nei fedeli. Davanti a ogni peccato di chierico, reale o presunto che sia, già sentiamo in noi una voce che con tono ragionevole chiede “riforma, riforma, riforma”…..ebbene, in quell’ora sappiamo cosa rispondergli: vade retro, Satana !

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8 commenti

Pubblicato da su 22 settembre 2011 in Attualità, Cristianesimo, Teologia

 

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8 risposte a “L’occhio spirituale di Legione

  1. Thorgen

    23 settembre 2011 at 11:05

    “Vento dell’Ovest

    22 settembre 2011 at 17:33

    Ahaha era quello che volevamo dire in tanti, alla signorina Logorrea! Grazie!” :

    Perché non glielo dice Lei?

     
    • Vento dell'Ovest

      23 settembre 2011 at 13:17

      Nella nostra vita purtroppo non abbiamo tempo di controbattere a tutte le scemenze in circolazione, e spesso non ne varrebbe comunque la pena. In ogni caso Alla “signorina Logorrea” ho risposto indirettamente con il mio post precedente a questo, leggilo pure: Una lezione alla scuola di Venere!

       
  2. Thorgen

    24 settembre 2011 at 15:09

    Il che – come fare il tifo contro qualcuno al riparo di blog amici – non è quel che si dice il massimo del coraggio: che, come ben si sa, se uno non ce l’ha non se lo può dare da solo…

     
    • Vento dell'Ovest

      24 settembre 2011 at 18:32

      Parliamo di coraggio…in un blog?? Dove chiunque può dire quello che vuole dietro a uno schermo senza doverne rendere conto (vedi liste di presunti omosessuali) e dove chiunque è solito sostenere la posizione morale o ideale più a la page sembrando un giornalista d’assalto (vedi la “signorina Logorrea”)? Lasciamo il coraggio alla guerra e all’amore, signor Thorgen, è sconveniente parlarne in questa sede, dove è già tanto trovare un po’ di buona scrittura e di buon pensiero. Nel blogging non può esistere mancanza di coraggio, può esistere mancanza di interesse. E di certo non ho bisogno del vostro blog, per quanto ben fatto, per “ripararmi” da qualcuno, non peccate di vanità…

       
  3. Thorgen

    25 settembre 2011 at 16:38

    Nessun “vostro”, sig. Vento dell’Ovest: il sottoscritto si onora – moltissimo – di non appartenere a quella fogna a cielo aperto sul quale Lei ha lasciato il Suo commento, e che i suoi autori, con la sorda pervicacia dei duri di comprendonio, si ostinano a chiamare “blog”. Quanto al coraggio, esso – con Sua buona pace – si può “esercitare” ovunque, anche in un blog: visto che c’è chi (e sono tanti, mi creda), proprio come Galatea, ci scrive mettendoci nome e cognome, oltre che faccia, oppure commenta facendo la stessa cosa; dando modo a chi legge di sapere, in un modo o nell’altro, almeno in minima parte con chi si ha a che fare.
    Ma il coraggio può comunque caratterizzare lo scrivere in un ambito che Lei vede inevitabilmente contrassegnato dall’anonimato, laddove si intenda il primo come requisito minimo della correttezza verso gli altri: ad esempio, senza andar troppo lontano, commentando direttamente sul blog che lo ospita il post che si vuole criticare; nello specifico quello scritto dalla persona che Lei – scimmiottando un gruppo di imbecilli – chiama “signorina Logorrea”. Tanto più che si può criticare, anche ferocemente, un post o un blog intero, senza alcun bisogno di offendere chi di quel blog è autore: tranne ovviamente per chi intende lo scrivere sul web come espressione di libero arbitrio totale e incondizionato, sottratta a qualsivoglia regola di rispetto. Le offese e gli insulti sono concepibili – per restare ad un minimo etico di civiltà – solo quando qualcuno ha scritto cose così gravi, così infami da giustificarle; o quando ha per primo offeso pesantemente noi o qualche persona a noi cara.
    Poi ovviamente, come sempre e purtroppo accade, ad libitum.

     
    • Vento dell'Ovest

      25 settembre 2011 at 17:01

      Coraggio è scrivere e dire cose impopolari, non cose sulle quali qualsiasi folla di piazza può convenire…quella è la retorica! Ritengo profondamente ipocrita stracciarsi le vesti per un epiteto simpatico come “signorina Logorrea” per l’autrice di quel blog quando la stessa si permette di lapidare verbalmente una donna per il mestiere che fa. La signorina Galatea si crede buona forse agli occhi di Dio? Crede di andare di diritto in Paradiso o invece ha smesso di crederci per convenienza? Chi non è senza peccato non si può permettere di lapidare nè fisicamente nè verbalmente un’adultera o una prostituta, pertanto “signorina Logorrea” è l’epiteto più gentile che quel blog di “imbecilli” (questo ovviamente non è un insulto, no?) abbia trovato per lei, e a me è piaciuto! Ho il diritto di trovarlo divertente e di riderci o devo avere il permesso degli adepti del blog di Galatea? Vada a rimproverare quelli che usano il web per calunniare personaggi famosi col sospetto infondato di sodomia, nel mio blog non si dà spazio alle scemenze sulla “libertà” in stile sovietico!

       
  4. giuliana z.

    26 settembre 2011 at 17:31

    mi piace!

     

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