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Il mostro di Oslo e la dialettica di Berlicche

25 Lug

La mano del mostro carica le bombe, attende che detonino, poi fragore, urla, sangue, rovine, nel frattempo imbraccia un fucile e falcia a vista qualche decina di vite innocenti con la freddezza di un sauro predatore. Il sottilissimo velo della vita civile è lacerato e lascia intravedere dietro di sè la guerra di tutti contro tutti, chè la bocca di Caino è sempre arsa dalla sete del sangue. Agli spettatori di questo teatro della crudeltà rimane solo da discutere sulle vesti ideali con cui viene camuffata la violenza reale, l’omicida lascia traccia dei suoi demoni e scrive la sua follia nella struttura lucida di una dichiarazione politica. Come Alfred Rosenberg, ideologo del nazismo, voleva fondare un “cristianesimo positivo” depurato dalla dogmatica cattolica e quindi compatibile con la mitologia ariana, così Anders Behring Breivik, il mostro di Oslo biondo e occhi azzurri, ha stilato il manifesto della sua ideologia mortale dosando in differente misura nazismo, massoneria e cristianesimo in un distillato venefico ed ereticale che giunge ad accusare Benedetto XVI di aver abbandonato la cristianità, e a definirlo di conseguenza “un Papa corrotto, incompetente, illegittimo e codardo al pari della maggior parte dei suoi predecessori“. C’è da scommettere che i nemici della Chiesa vorranno distorcere in ogni modo la verità fino a far apparire questo massone come un nuovo crociato, è per questo che di fronte a simili eventi la chiarezza e l’integrità della dottrina diventano due requisiti indispensabili per non far cadere le pecore fra le fauci dei lupi affamati che ne assediano il recinto, il politichese dei nostri vescovi e cardinali non aiuta ma anzi confonde e alla fine nella cappa del fumo di Satana qualcuno può arrivare a pensare che dopotutto Breivik ha ragione, data anche l’accuratezza della sua analisi del multiculturalismo come marxismo culturale e della graduale islamizzazione dell’Europa paventata anche dalla Fallaci. Gesù rimprovera severamente i due discepoli figli del tuono che volevano pregare per far scendere un fuoco dal cielo a consumare chi non lo aveva accolto (Lc 9, 51-55), dare la morte è un non sequitur della Verità, la quale invece è sinallagmatica col donare la Vita, e solo un’esaltazione sadica può far compiere questo salto nell’abisso; Breivik guardacaso non è andato a colpire gli infedeli maomettani ma i suoi stessi compatrioti, provando così l’origine demoniaca dei suoi proclami. Qualche volta infatti anche il diavolo dice la verità, diceva padre Zoffoli, ma solo se ritiene di poterla volgere in strumento per una più raffinata menzogna.

(pubblicato dall’autore anche nella sezione Hyde Park Corner de Il Foglio.it, 25/07/11)

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5 commenti

Pubblicato da su 25 luglio 2011 in Attualità, Cristianesimo, Politica

 

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5 risposte a “Il mostro di Oslo e la dialettica di Berlicche

  1. Arthas

    28 settembre 2011 at 18:05

    Foglio di ebrea, massone, fondamentalista cristiano, filo-sionista e filo-americano? E’ chiaramente un nazista!

     
    • Vento dell'Ovest

      28 settembre 2011 at 18:27

      “Sarò il più grande mostro nazista dalla Seconda guerra mondiale” (Anders Breivik). Che poi si tratti solo di un cretino apocalittico oltre ogni etichetta questo mi pare comunque cosa evidente.

       
    • Arthas

      28 settembre 2011 at 18:46

      errata corrige: Figlio

       
  2. luigi

    1 dicembre 2011 at 08:49

    -> “Breivik guardacaso non è andato a colpire gli infedeli maomettani ma i suoi stessi compatrioti, provando così l’origine demoniaca dei suoi proclami”

    Se avesse colpito gli infedeli maomettani invece avrebbe dimostrato l’origine divina dei suoi proclami?

     
    • Vento dell'Ovest

      1 dicembre 2011 at 13:08

      Il demonio è il padre della menzogna, come lo definisce Gesù (cfr. Gv 8, 44), per questo chi come Breivik fa proclami menzogneri, il quale sbraitava contro i maomettani ma quelli che ha ucciso sono stati suoi connazionali (forse pure cristiani), ha nel demonio la fonte dei suoi discorsi. Se avesse sparato ai maomettani contro i quali scriveva avrebbe provato che quantomeno era sincero in ciò che diceva e che le sue intenzioni erano oneste, per quanto violente e brutali; invece ha dimostrato che i musulmani erano solo il pretesto su cui scaricare un risentimento più profondo, il cui vero oggetto erano le persone del suo stesso paese e della sua stessa razza.

       

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